domenica 18 marzo 2012

QUESTIONI DI TEMPO. LA SCUOLA SERALE AI TEMPI DI GROUPON.

A cura di Rocco Rolli *

“Il tempo passa anche in Val di Fassa, anche in una cassa, anche in una casa bassa, nessuno lo può fermare..” recitava mia figlia qualche anno fa, quando frequentava la scuola elementare, prima che la famigerata “riforma” Moratti demolisse uno dei modelli didattici più funzionali in Europa. Quando incontro le bravissime maestre di mia figlia, per prima cosa mi dicono “caro Rolli, non abbiamo più tempo”.

Intanto nelle scuole serali il tempo delle strombazzate “riforme” si è fermato aspettando i regolamenti del modello definito dal decreto del 2007. Che ovviamente non arriveranno, perché non vi è dubbio che quella proposta non era e non è praticabile: perché implica un incremento delle dirigenze oggi impossibile; perché i numeri stabiliti per il dimensionamento darebbero luogo ad autonomie ingestibili per numero di sedi e eterogeneità degli studenti . Perché i tecnici e i professionali – per tutto il percorso di studi – devono necessariamente restare dove ci sono i laboratori e così via. Cose dette e ridette centinaia di volte.

Allora per gli scienziati della didattica dipendente dall’economia, non resta che intervenire sul tempo. La capacità della scuola serale di orientare alla acquisizione di saperi e saper fare specifici; l’opportunità di sperimentare conoscenze nuove, di approfondirle in senso teorico e di praticarle, per aiutare gli adulti all’acquisizione di solide competenze per costruirsi una prospettiva di futuro, non sembra faccia parte al momento di questo orizzonte politico e culturale.

Tutto si focalizza sul risparmio di tempo: il serale deve avere il 70% dell’orario del diurno; che significa proporre, per gli adulti, un orario di appena 20-22 ore settimanali. (Se a qualcuno interessa fra riduzione di anni e riduzione di ore, il taglio delle cattedre dovrebbe essere prossimo al 50 % di quelle attuali). Un risparmio straordinario su un settore numericamente molto piccolo o un danno sociale enorme su un settore che dovrebbe essere visto come strategico, considerato l’alto numero di giovani adulti senza diplomi e con il dirompente processo di respingimento degli adulti dal mercato del lavoro? Senza considerare l’immiserimento delle storie e delle esperienze di innovazione didattica e organizzativa che ha coinvolto gli insegnanti delle scuole serali solo fino a ieri. È come se il luogo comune “che studiare tanto non serve” e “andare a scuola è tempo perso” abbia fatto proseliti anche fra i nostri politici, i funzionari ministeriali e magari anche fra un certo numero di pedagogisti e insegnanti.

Secondo le stime basate su esperienze internazionali, l’allungamento di tre anni dell’istruzione media della forza lavoro è associata a un incremento del tasso di crescita di un paese di circa l’1 per cento ogni anno. Significa essere di quasi un quarto più ricchi nel corso di vent’anni.[1]

E allora perché tagliare risorse e tempo su questo settore, se i risparmi economici sono ridotti e tutti possiamo essere d’accordo, almeno a parole, che di questo settore della formazione non si può fare a meno, perché ci sono gli obiettivi di Lisbona da rispettare e un paese civile non può… etc.

Che sia un fattore culturale? Che il tempo a scuola è visto come tempo sottratto alla famiglia, alla televisione, alla pizzeria. E non tempo aggiunto alla conoscenza, alla socializzazione, alla cultura. E perché questo è avvenuto in così poco tempo. Dei miei studenti di dieci anni fa, mai nessuno mi ha chiesto di fare in fretta, di fare un3x2 o un 2x1. Negli ultimi due tre anni, al momento dell’accoglienza, la prima richiesta è: “posso prendere il diploma in due anni? Posso fare quarta e quinta insieme”. Alla dimostrazione del primo dubbio, l’affondo è: “ma in quella scuola in 2 o 3 anni prendo il diploma”. Perché è successo questo? E perché ai miei studenti di quinta le 28 ore settimanali non bastano e mi chiedono di andare a scuola anche di sabato?

Le scuole private da sempre hanno offerto questi percorsi abbreviati: ma a pagamento. D’altra parte non è il bisogno di formazione o di nuove conoscenze che caratterizza quei percorsi di studio; ma del pezzo di carta subito. Varrebbe allora la pena, di porre la seguente domanda: che scenario educativo avremmo avuto in questo decennio se sulle logiche abrogative e riduttive, avessero prevalso logiche autenticamente innovative. Se alle logiche del sapere spezzatino, pronto e in pillole, si fosse lavorato su strategie didattiche utili a sviluppare competenze che richiedono più tempo d’aula quando necessario, insieme all’uso delle nuove tecnologie funzionali alla specificità dell’educazione e istruzione degli adulti e la formazione a distanza. La risposta renderebbe chiara la necessità di recuperare il tempo perduto. Ma forse i tempi non sono ancora maturi. Per esempio, nella terra dei Lagrange e dei Peano, non poteva mancare il colpo di genio sull’uso del tempo. Il tempo per imparare si può ridurre intervenendo non sulle strutture della conoscenza, o sul come si impara, (saperi fondanti, didattica breve), ma direttamente sui numeri. La terra che ha inventato il tempo prolungato, poteva non inventare il tempo accorciato?

Infatti, con i corsi Polis, invenzione tutta piemontese, è possibile l’accesso al diploma di scuola secondaria in soli 3 anni e con un carico di studio annuale, valido per un biennio, di 610 ore; come non bastasse circa 300 di queste 610 ore si svolgono presso i privati della Formazione professionale. Un modello di sostanziale privatizzazione dell’istruzione che viene presentato come esempio virtuoso di flessibilità e legame col territorio. Mentre non è altro che un modello improntato alla banalizzazione dei contenuti (si pensi che alla fisica del primo biennio si riserva un modulo di circa 60 ore mentre per la matematica c’è un modulo di 80 ore.) Nel percorso per Geometri, con 300h ottieni la terza e la quarta; con 65h si svolgono i due anni di Tecnologia delle Costruzioni e con 85h i due anni di Costruzioni. La perla organizzativa è questa, (verificare sui loro siti web la presentazione del progetto, la mia sintesi è certamente ostile): il CTP con sede in una scuola media fa un accordo con una scuola media superiore senza serale; in questo modo il dirigente presta a sua scelta i docenti; il loro intervento, circa 6 ore, è pagato oltre le 18 ore di cattedra svolte al diurno. Ciò determina la scomparsa di ore di insegnamento e di cattedre, proprio in questo momento di precarizzazione e perdita di posti di lavoro. C’è un sindacato o un dirigente scolastico in questo paese che si domanda se questo è eticamente corretto? Paradossalmente, nella flessibilità più sfrenata, il Polis è un modello più rigido e schematico di quanto si faccia oggi nei corsi serali. Oggi lo studente di una scuola serale, con le sperimentazioni Sirio ed Aliforti, può:
  • inserirsi in qualunque anno di corso e contare su percorsi individualizzati;
  • operare il riconoscimento dei crediti didattici realmente posseduti;
  • valorizzare i percorsi, anche parziali, di istruzione formale e/o informale;
  • modularizzare i contenuti delle materie per garantire l’accumulo individuale dei crediti scolastici;
  • utilizzare le nuove tecnologie, in primo luogo la FAD, per garantire solidi ancoraggi a frequenze scolastiche forzatamente irregolari;
  • fare un percorso regolare, quando necessario, come lo è per la maggior parte degli studenti.
Però i corsi Polis, a differenza di questi modelli, rispondono alla necessità prospettate dal decreto, cioè la riduzione delle materie e degli organici, poco importa se aprono necessariamente alla svalutazione del percorso di studio e preludono alla cancellazione del valore legale del diploma finale. C’è da sperare, almeno, che nessuno di coloro che oggi consentono questo scempio vengano poi a lamentare i pessimi risultati della scuola italiana nelle indagini OCSE-PISA, magari per giustificare ulteriori interventi peggiorativi.

Intanto, finché ci sarà concesso, ai nostri allievi racconteremo che l’offerta Groupon, di tre massaggi rigenerativi al prezzo di uno, può funzionare sul corpo, ma con la mente è un po’ più complicato. E ai nostri pochi interlocutori attenti possiamo dire con franchezza che tutto ciò non è serio. Che non si può permettere che chiunque adotti criteri discrezionali e locali, si crei il proprio modello scolastico senza riferimenti a standard scientifici, verificati e accertati, e inquini l’offerta formativa pubblica.

[1] Daniele Checchi, Scelte di scolarizzazione ed effetti sul mercato del lavoro. Università degli studi di Milano

(*) Docente e coordinatore presso il Corso serale - Progetto “Sirio” - dell'I.T.G. "G. Guarini" di Torino. Portavoce della RETE SCUOLE SERALI PUBBLICHE di Torino

sabato 10 marzo 2012

IN MEMORIA DI ELIO PAGLIARANI

É morto il poeta Elio Pagliarani. Aveva 84 anni.

Apparteneva al Gruppo ‘63 ed era tra i fondatori della Cooperativa di scrittori.

La sua poesia ha sempre affrontato temi realistici, dal lavoro, all’economia, alla vita delle classi subalterne.

Aveva insegnato alle serali.

Lo ricordiamo con questa sua poesia del ‘53.



I GOLIARDI DELLE SERALI IN QUESTA NEBBIA

I goliardi delle serali in questa nebbia

hanno voglia di scherzare: non è ancora mezzanotte

e sono appena usciti da scuola

«Le cose nuove e belle

che ho appreso quest'anno» è l'ultimo tema da fare,

ma loro non ti danno pensiero, vogliono sempre scherzare.

Perché il vigile non interviene, che cosa ci sta a fare?

È vero però che le voci sono fioche e diverse, querule anche nel riso,

o gravi, o incerte, in formazione e in trasformazione

disparate, discordi, in stridente contrasto accomunate

senza ragione senza necessità senza giustificazione,

ma come per il buio e il neon è la nebbia che abbraccia affratella

[assorbe inghiotte,

e fa il minestrone

e loro ci sguazzano dentro, sguaiati e contenti

- io attesto il miglior portamento dei due allievi sergenti,

il calvo in ispecie, che se capisce poco ha una forza di volontà

militare, e forse ha già preso il filobus.

Quanta pienezza di vita e ricchezza di esperienze!

di giorno il lavoro, la scuola di sera, di notte schiamazzi

(chi sa due lingue vive due vite)

di giorno il lavoro la scuola di sera, - non tutti la notte però fanno

[i compiti

e non imparano le poesie a memoria, di notte preferiscono fare schiamazzi,

nascondere il righello a una compagna

e non fanno i compiti

- ma non c'è nessuno che bigi la scuola

sono avari

tutti avari di già, e sanno che costa denari denari.

martedì 28 febbraio 2012

L’APORIA DELLA SCUOLA SERALE: TRA RIFORMA GELMINI E RIFORMA DEI CPIA

A cura di Domenico Piperis *

La recente pubblicazione delle Linee guida per il secondo biennio e l’ultimo anno di ITI e IPIA, finalizzata all’applicazione del riordino dell’istruzione secondaria di 2° grado, ha riacceso una disputa che, lungi dall’esser superata, ha invece nuovamente coinvolto gli istituti sedi di corsi serali del Nord e del Sud. Questa disputa verte interamente sulla questione dell’applicazione della riforma Gelmini ai trienni dei corsi serali che sono oggetto della riforma dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti).

Questa questione non è di poco conto poiché i corsi serali -che attuano i progetti di sperimentazione “Sirio” (per gli istituti tecnici) e “Aliforti” (per gli istituti professionali)- a causa di essa hanno rischiato di scomparire; occorre soltanto ritornare un po’ indietro nel tempo, più precisamente al periodo compreso tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, perché tutto ciò balzi agli occhi inequivocabilmente.

In tale periodo le scuole secondarie di 2° grado cominciarono a organizzarsi in vista dell’applicazione della riforma Gelmini alle classi prime del mattino ma non era loro ancora chiaro se bisognasse applicarla anche alle classi prime dei corsi serali poiché quest’ultimi erano in attesa della riforma che specificatamente li riguardava e che invece tardava a venire alla luce. I dirigenti scolastici quindi si rivolsero al MIUR per chiarimenti. Il MIUR, nella persona del dott. Giuseppe Cosentino, ex capo Dipartimento per l'istruzione, rispose che nelle more dell'approvazione del Regolamento concernente i CPIA (Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133), anche i bienni dei corsi serali Progetti “Sirio” e Aliforti” avrebbero dovuto far riferimento ai nuovi ordinamenti della scuola secondaria superiore (v. Nota prot. 2665 del 31-08-2010 di risposta a quesiti di alcuni dirigenti scolastici http://www.orizzontescuola.it/node/11253), quindi procedere all’applicazione della riforma Gelmini.

Lo stupore tra i docenti interessati fu così grande che smisero di parlarne soltanto dopo un tempo abbastanza lungo.

Nell’anno scolastico 2010/2011, alcuni dirigenti (non si sa quanti siano stati), pur in mancanza di un provvedimento autorizzativo, hanno ugualmente, per eccesso di zelo, applicato la riforma. Altri, invece, no sia perché di complessa attuazione (poiché l’operazione doveva essere fatta a costo zero) sia perché ciò avrebbe implicato l’abolizione graduale delle sperimentazioni Progetti "Sirio" e “Aliforti” che hanno contribuito tantissimo al rilancio dell’istruzione degli adulti (questo è avvenuto grazie all’adozione di metodi didattici - organizzativi innovativi come la didattica modulare, la didattica per classi aperte, il sistema di crediti e debiti formativi per l’ammissione ai corsi, la flessibilità organizzativa, ecc.). Nel corrente anno scolastico, quegli stessi dirigenti che l’anno scorso avviarono la riforma nelle classi prime hanno continuato logicamente ad applicarla alle classi seconde: tutto lasciava loro pensare che pure nel successivo anno scolastico nelle classi terze si sarebbe continuato a fare la stessa cosa. Ma qui il colpo di scena: il MIUR ha negato di fatto la possibilità di continuare ad applicare la riforma nel triennio dei corsi serali, smentendo così sia i dirigenti che l’avviarono nel primo biennio sia di conseguenza la nota del dott. Cosentino.

Oggi, a distanza di quasi due anni, è giusto interrogarsi circa quali ragioni convinsero il dott. Cosentino a diramare la sua famigerata nota.

Pur trovando la risposta, credo che difficilmente con essa riusciremmo ad allontanare dalla coscienza il sospetto che si sia voluto gettare l’IDA nel caos avendo preso atto che il Regolamento sui CPIA, sia per le condizioni economiche mutate del Paese sia per la dirompente politica di riduzione degli organici già attuata dal Ministero, era di incerta promulgazione.

Difficilmente il progetto nei confronti dell’IDA può essere supposto diversamente giacché altrimenti non si spiegherebbe perché il MIUR quest’anno non ha permesso alle scuole che avevano avviato la riforma nell’a.s. 2010/11 di poterla proseguire anche nel 2012/13.

Comunque sia, il riordino dell’IDA, secondo le regole in vigore nei corsi del diurno, al momento è stato evitato e i corsi serali hanno potuto continuare a operare secondo i previgenti ordinamenti.

Oggi, tuttavia, allontanato il pericolo d’involuzione per i corsi “Sirio” e “Aliforti” si prospetta forte per essi il rischio di un futuro d’oblio.

La domanda allora è se i CPIA servono davvero per potenziare l’IDA.

Prima di dare una risposta a questa domanda, faccio brevemente il punto della situazione.

Da una parte ci sono Regioni che anticipano l’istituzione di un certo numero di CPIA in quanto sicure che l’approvazione del Regolamento sia solo una questione di tempo (la Regione Puglia, per esempio, ne ha istituiti tredici in tutta la Regione e ne ha previsti soltanto quattro per la provincia di Bari -due a Bari, uno ad Altamura e uno a Monopoli- i quali, pensate un po’, svolgeranno il lavoro di ben 50 Corsi serali e 15 CTP http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=1.htm&anno=xlii&num=93); dall’altra c’è il MIUR che per ora pare non abbia interesse a occuparsi delle scuole serali.

Le ragioni del disinteresse del MIUR si rintracciano nella riuscita riduzione numerica degli organici dei corsi serali mettendo da parte i CPIA, ma anche forse nel fatto di essersi reso conto dell’inadeguatezza e del rischio di un’involuzione burocratica degli stessi.

L’inadeguatezza dei CPIA si percepisce già dall’iter assai travagliato che il Regolamento ha subito nella VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera prima di essere approvato con una maggioranza risicata (si riportano qui di seguito i link dei resoconti delle relative sedute http://www.camera.it/453?shadow_organo_parlamentare=1500&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201011/1110/html/07#158n1 e http://www.camera.it/453?shadow_organo_parlamentare=1500&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201011/1110/html/07#154n1), ma anche dalla tipologia delle attività formative, numericamente assai ridotta, a loro assegnate.

Il rischio d’involuzione burocratica dei CPIA si coglie dal fatto che la finalità principale della legge istitutiva è il contenimento della spesa pubblica da attuarsi nelle scuole serali attraverso lo scrupoloso controllo degli organici. Tale rischio poi si coglie in modo altrettanto chiaro in una delle ultime proposte (informali) di modifica del Regolamento dove si dichiara che i corsi serali -intendendo con ciò solo i trienni poiché i bienni confluirebbero con i CTP nei CPIA- devono essere “incardinati” alle scuole d’appartenenza; da ciò consegue che se l’obiettivo della proposta è la tutela delle risorse umane professionalizzate dei corsi serali allora la burocratizzazione dei CPIA è davvero un rischio concreto.

In definitiva, i CPIA non serviranno a potenziare l’IDA essendo fatalmente destinati all’insuccesso. In questo contesto, i sindacati FLC, CISL Scuola e Uil Scuola sono gli unici ad essere preoccupati per il destino dei CPIA (vedi per esempio: http://www.flcgil.it/attualita/eda/approvazione-regolamento-dei-centri-per-l-istruzione-degli-adulti-un-ritardo-inquietante.flc) ma più per ragioni strumentali che per vero interesse essendo il loro vero obiettivo quello di legare l’IDA alla formazione professionale regionale dove la fanno da padrone (a questo proposito è molto illuminante lo scandalo IAL-CISL in Abruzzo nel 2011 http://abruzzo.indymedia.org/article/6820).

Ritengo fermamente che, una volta avviati i CPIA, l’istruzione degli adulti finirà in una farsa ed è solo al fine di evitare questo rischio -e non per conservatorismo- che tento di proporre i seguenti obiettivi:
  1. La cancellazione del comma n. 632 dell’art.1 della Legge 27 dicembre 2006 n. 296 che ha istituito i CPIA (legge finanziaria del 2007 che persino il senatore a vita Giulio Andreotti ha bollato come una “finanziaria da supermarket” -intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, pag. 2) e del relativo D.M. 25 ottobre 2007;
  2. Una riforma che nell’ottica del lifelong learning collochi sia i CTP sia i Corsi serali “Sirio” e “Aliforti” tra le risorse qualificanti e imprescindibili delle scuole, ne promuova l’istituzione e ne potenzi l’attività con mirati finanziamenti.

Oggi che il nostro Paese sta attraversando una fase di recessione economica, la scuola serale può rappresentare per la società un forte elemento di sviluppo e, nello stesso tempo, per i cittadini un servizio decisivo per la loro crescita personale e professionale. Perciò chiedo con convinzione al Governo di aprire una nuova stagione di riflessione sulla scuola serale che riconferisca dignità e autorevolezza a questo settore cruciale del servizio pubblico.

La speranza è che questa non sia, una volta tanto, una sfida impossibile da vincere.

(*) docente presso il Corso serale - Progetto “Sirio” - dell'IISS "G. Marconi" di Bari
Articolo pubblicato su www.orizzontescuola.it

giovedì 17 novembre 2011

REGOLAMENTO CPIA, IL MALUMORE DEI SINDACATI!

Il 4 Novembre scorso si è tenuto l’ennesimo incontro tra MIUR e Sindacati in tema di istruzione degli adulti.
Dai report delle varie organizzazioni sindacali, emerge il loro malcontento circa il ritardo che subisce l’approvazione del tanto agognato regolamento sui CPIA e sul fatto che non vi siano sostanziali nuove notizie in merito. In particolare, la CGIL denuncia il sospetto che tutto ciò stia subendo il fermo da parte del Ministero dell’Economia e Finanze (insomma è solo una questione di soldi che non ci sono).
Noi non siamo dello stesso avviso né con lo stesso malumore. Il fatto che non sia già avvenuto il salto nel buio e che non si sia già “buttato il bambino con l’acqua sporca” ci fa ancora sperare che alla fine possa vincere il buon senso.
Intanto, come si dice, sono cambiate le condizioni al contorno. Negli ultimi anni scolastici, ed in particolare all’inizio di quello in corso, le scuole serali hanno subito tagli nettissimi con decimazioni di classi ed eliminazione di interi corsi. Tutto ciò è avvenuto, è bene sottolinearlo, con l’inerzia e sotto il silente sguardo dei nostri cari Sindacati che, a voler pensar male, hanno quasi goduto magari pensando che dalle ceneri della scuola serale poteva finalmente nascere il grande CPIA!
Ora la situazione è tale che, fra classi soppresse e corsi chiusi, quelli che rimangono lavorano in condizioni di sovraffollamento (classi da quaranta alunni) con grave danno per la qualità.
Insomma, se l’istituzione dei CPIA doveva servire a razionalizzare il settore, possiamo dire che lo scopo è venuto meno! Abbiamo già razionalizzato! Abbiamo già dato!

A questo punto qualcuno, magari il Sindacato:
  • Ci dovrebbe spiegare perché il regolamento dei CPIA rappresenterebbe un miglioramento giacché prevede ulteriori riduzioni di ore, di classi e di corsi.
  • Ci dovrebbe dire come può l’introduzione dei percorsi individualizzati e di un sistema di crediti, in un contesto di classi precarie e personale ridotto, essere un vantaggio per gli utenti adulti, che verrebbero certamente abbandonati a se stessi mentre invece hanno bisogno di essere accompagnati per mano nel loro percorso di istruzione.
  • Ci dovrebbe spiegare quanto possa essere utile per un adulto, che oggi raggiunge un diploma di pari dignità di quello del diurno frequentando un vero ISTITUTO, la ghettizzazione in un CENTRO organizzato su basi ragionieristiche e di sicuro basso profilo.
Siccome, dalla bozza di regolamento che conosciamo, è difficile dare risposte convincenti, allora o non sanno cosa sono le scuole serali o sono in mala fede.
Noi riteniamo che si debba voltar pagina e che l’idea dei CPIA sia fallita prima di nascere. Se poi l’obiettivo é creare il solito carrozzone, all’italiana, in cui tutti si tuffano allegramente a sperperare denaro pubblico, allora diremo che il tempo del “piatto ricco mi ci ficco” é finito!
Auspichiamo che il nuovo Governo Monti sia dello stesso avviso e ne tragga le giuste conseguenze.

Nazzareno Corigliano

venerdì 2 settembre 2011

LA CGIL È L’UNICA AD AUSPICARE IL VARO DEL REGOLAMENTO SUI CPIA!

Vi linkiamo il seguente articolo in cui la FLC-CGIL lamenta l’inquietante ritardo per l’approvazione del regolamento sui CPIA.

Noi condividiamo pienamente l’analisi della situazione, la denuncia dello scempio che stanno subendo i corsi serali con rilevanti tagli di organici, soppressione di classi e di interi corsi e con il concreto pericolo di sgretolamento dell’intero settore. D’altra parte abbiamo smascherato e denunciato (vedi i precedenti articoli) molto prima i veri obiettivi del Tesoro!

Non riusciamo proprio a capire, però, perché la FLC-CGIL si ostina a chiedere il varo di un regolamento verso il quale loro stessi hanno “espresso critiche rilevanti” e tutti i deputati dell’opposizione presenti in Commissione Cultura della Camera votarono contro la sua approvazione adducendone validissimi motivi e presentando controproposte che lo stravolgevano.

La spiegazione che con l’approvazione di tanto osteggiato regolamento si sarebbe comunque “proceduto a dedicare una istituzione scolastica all’istruzione degli adulti che, successivamente avrebbe potuto essere migliorata e resa sempre più rispondente alle sue finalità” non ci soddisfa per niente perché riteniamo che proprio questo criterio di procedere in modo raffazzonato ed approssimativo, con provvedimenti che hanno bisogno di riforma subito dopo il varo, sia la peggiore caratteristica della nostra Classe Politica!