venerdì 13 aprile 2012

RESOCONTO SU CONVENTION PRO CPIA IN PUGLIA

Si è tenuto a Bari, dal 19 al 21 Marzo 2012 presso l’IPSAR “A. Perotti”, un corso di formazione e aggiornamento per i docenti del CTP e dei corsi serali delle Scuole Secondarie Superiori denominato SOFIA (Strumenti, Organizzazione e Funzione dell’Istruzione degli Adulti).

Tale corso, promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia - UFFICIO VII - Ambito Territoriale per la Provincia di Bari congiuntamente con il Liceo scientifico “O. Tedone” di Ruvo di Puglia e in collaborazione con l’Ufficio II dell’USR per la Puglia ha visto la partecipazione di docenti di CTP e Corsi Serali provenienti da tutta la Regione.

A sentire i numerosi colleghi che hanno partecipato ai lavori, però, nel convegno la formazione ha fatto la parte di Cenerentola poiché, in realtà, più che di un corso di formazione si è trattato di una vera e propria convention (in stile aziendale) per promuovere i CPIA che sono stati presentati –e qui il doppio senso è voluto- come la "soluzione tombale" dei problemi dell’IDA.

All’euforia evidentissima dei promotori per aver organizzato un evento che è riuscito a catalizzare l'interesse di numerosi docenti e presidi impegnati nell’IDA, ha fatto però da contrappeso l’incertezza manifestata dai vari relatori del corso circa l’avvio dei CPIA che, come è noto a tutti, non possono essere attivati fino a quando non viene emanato l’ormai famoso “Regolamento sui CPIA”.

Questo senso di incertezza si poteva cogliere soprattutto dalle parole del vice direttore dell’USR Puglia, dott. Ruggiero Francavilla - chiamato a relazionare sul tema “Organizzazione dei CPIA: il contesto normativo di riferimento e regolamento” - di cui, come vi avevamo promesso, riportiamo, per correttezza, l’intero intervento e per l’autorevolezza del relatore e per scongiurare possibili fraintendimenti del suo pensiero. (per leggerlo clicca qui)

Abbiamo scelto di riportarvi questo intervento perché, nella sua totalità, appare significativo del tenore dell’intero evento e degli scopi meramente promozionali, con cui si è deciso di spendere il denaro pubblico, celandoli, maldestramente, sotto la tipologia di “Corso di aggiornamento per docenti”.

Tuttavia, tre sono gli aspetti fondamentali dell’intervento che ci sentiamo di segnalare, invitando i lettori alla riflessione:

  1. L'obiettivo della riforma non è quello di potenziare il settore dell’istruzione degli adulti bensì quello di ridimensionarlo, ciò viene ribadito nell’intervento del dott. Francavilla nei seguenti passi:

<< Come si fa a determinare se un CPIA può essere o meno istituito… –omissis–. Questo vuol dire che noi dobbiamo andare ad individuare il numero degli alunni che costituiscono il CPIA per vedere se può… e in questo c’è qualcosa nel Regolamento in questa bozza, come la dobbiamo chiamare perché non è stata pubblicata, e poi c’è stata una nota della Direzione Generale della istruzione post secondaria […] allora, per determinare questo numero bisogna riferirsi agli alunni scrutinati e ammessi agli esami finali del 2° ciclo –quinta classe-, per i CTP bisogna riferirsi ai titoli finali conseguiti –scuola primaria e secondaria di 1° grado- e più le certificazioni rilasciate –soprattutto con riferimento agli studenti immigrati- per come dire per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione -c’è pure anche là un modello di certificazione, come voi sapete, che è stato approvato nel 2010- questa somma di alunni in questa situazione sono quelli che ci dicono se il CPIA ha quel minimo di 600 alunni >>.

<< Le dotazioni organiche per quanto riguarda i percorsi di 1° livello, il testo originario prevedeva una dotazione pari a 10 docenti per ogni 120 studenti, ora, adesso, lo hanno elevato e lo hanno portato, mi pare, a 160, però non conosciamo il testo finale, magari ci troviamo 200 non lo so o ci fanno uno sconto >>.

<< Per quanto riguarda invece i percorsi di 2° livello anche qui la proporzione che prevedeva il testo originario era identica: un docente per ogni dodici allievi. Chiaramente questi dieci docenti per i 120 allievi del 1° livello devono provenire da tutte, diciamo, le discipline quindi le classi di concorso cui fanno capo i quattro assi culturali, sostanzialmente,che servono per assolvere l’obbligo di istruzione, quindi l’area storico-sociale, scientifico-matematica, linguistica, ecc. ecc.. La settima commissione però che era stata -della Camera dei Deputati- che era stata chiamata a esprimere il parere il 3 marzo 2010, il suo parere lo ha dato sostanzialmente, se ricordo, a novembre di quell’anno e ha fatto alcune osservazioni. Ha detto innanzi tutto…, ha fatto delle osservazioni, come dire, diciamo, un po' […], un po' pleonastiche che potremmo dire bisogna raccordare questi percorsi con la riforma del 2° ciclo che nel frattempo era entrato in vigore col DPR del 15 marzo 2010 e questo è un fatto quasi scontato, poi, dicevano, anche i percorsi di 2° livello devono essere attuati attraverso accordi di rete tra CPIA e gli istituti di 2° grado >>.

Si può evincere da queste frasi che l’organico dei CPIA sarebbe costituito non solo con un ridottissimo numero di docenti (sicuramente molto meno di quanto non lo sia attualmente) ma anche con soli docenti dei CTP e con qualcuno del biennio dei corsi serali, escludendo pertanto tutti i docenti che insegnano nei trienni –i quali si troverebbero costretti a passare ai corsi del diurno- perché i percorsi di 2° livello devono essere attuati attraverso accordi di rete tra CPIA e gli istituti di 2° grado. Se tutto questo non significa distruzione delle scuole serali e, in particolare, dei corsi Sirio e Aliforti, siamo in attesa di smentite e/o chiarimenti.

  1. Benché il dott. Francavilla riconosca che per raggiungere e centrare gli obiettivi posti dall’Unione Europea occorre investire in istruzione (“...ma tutti lo dicono e nessuno lo fa!...”). In modo, a nostro avviso contraddittorio, auspica a più riprese il drastico accorciamento del tempo scuola per gli adulti, ponendolo quasi come una necessità impellente voluta dagli stessi utenti. Ciò è falso e dolosamente errato. Chi, come noi, lavora in questo settore, sa molto bene che spesso gli alunni chiedono tempi supplementari di apprendimento. Spesso ci chiedono, dopo il diploma, un sesto anno per approfondire temi che non si è riuscito a trattare compiutamente nel tempo che oggi mettiamo loro a disposizione. Noi sappiamo che i nostri alunni hanno bisogno di essere accompagnati per mano nel processo di apprendimento che è faticoso, la nostra specializzazione proprio consiste nel saper guidare e incoraggiare persone che hanno bisogno dei loro tempi per riprendere gli studi dopo anni di abbandono. Una maggiore efficacia dei nostri percorsi la potremmo raggiungere sicuramente con più mezzi e non con meno tempo. Non è che per far diventare tecnici, Periti, Geometri, ecc., i nostri alunni adulti, in 3 anni invece che in 5 è sufficiente che lo stabiliamo per legge! Altrimenti stabiliremmo per legge di essere più bravi, più belli e immortali! Con questo ci sentiamo di rispondere anche al dott. P. Calaminici (IRRE Torino) il quale, in questa occasione, è venuto a venderci il suo progetto POLIS che, sperimentato in Piemonte, si caratterizza come strumento di “elargizione diplomi” alla stregua dei diplomifici privati (2, 3, 4, 5 anni in uno!) con grande compiacimento-tornaconto di qualche furbetto del quartiere e qualche politico locale. Noi non ci stiamo, siamo per la qualità e la serietà degli studi!

  2. La conclusione cui giunge il dott. Francavilla, quando si interroga:<< La domanda finale è proprio questa: "Se ci fossero davvero, nel Regolamento definitivo, tutte queste modifiche, che possono essere anche, voglio dire, condivisibili eh, ma c’era bisogno, diciamo, di mettere in piedi, diciamo, tutta questa struttura dei CPIA che non riescono nemmeno a partire?". Forse queste cose, diciamo, queste attività che diventano adesso di competenza dei CPIA probabilmente le potevano, anche, svolgere i CTP come abbiamo fatto noi, soprattutto, con il percorso della seconda opportunità>>. La condividiamo e la facciamo nostra. Noi siamo da tempo giunti alla stessa conclusione sia pur partendo dalla parte opposta, e cioè, non perché il regolamento è stato sminuito (secondo il pensiero del nostro relatore) ma perché tutta la manovra costruttiva del carrozzone CPIA è fallimentare, vuota, dispendiosa ed inutile!

A questo punto rivolgiamo un accorato appello ai nostri decisori, ed in particolare al nuovo Governo: se davvero si vuole ottimizzare il settore dell’IDA, occorre abbandonare la politica dei tagli e delle dismissioni, lo Stato non può rinunciare a questo settore strategico, bisogna partire da ciò che di buono c’é già, valorizzandolo. Si inizi, con un atto di umiltà ma di sicuro buon senso, ad interpellare chi nelle scuole serali ci lavora e l’Istruzione degli Adulti la fa da anni con passione, professionalità e coscienza! è molto probabile che possiedano il know-how del settore.

venerdì 30 marzo 2012

LETTERA DI UNA PARTECIPANTE AL CORSO SOFIA

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo la lettera inviataci da una collega che ha partecipato al "corso di aggiornamento" SOFIA, sul futuro dell'Istruzione degli Adulti, tenutosi a Bari qualche giorno fa.
Cogliamo l'occasione per avvisare tutti coloro che ci seguono su questo blog che, a breve, pubblicheremo l'intero intervento del dott. Ruggiero Francavilla, vice direttore dell'USR Puglia, quale esempio significativo dell'andamento di detto corso.

Ho partecipato con l’incarico di corsista al Corso di formazione SOFIA (= Strumenti, Organizzazione e Funzione dell’Istruzione degli Adulti) che si è tenuto a Bari nei giorni 19, 20 e 21 marzo 2012, il quale attraverso le relazioni, i lavori di gruppo guidati come da programma, aveva l'obiettivo non dichiarato ed emerso nelle battute finali di commiato di riformare "il mondo EdA" (CTP e Corsi Serali anche Sirio).
Da questa esperienza vissuta in prima persona come docente alle soglie del pensionamento e impegnata da oltre vent’anni nei corsi serali, è nata questa pagina autobiografica.

21 Marzo 2012 Il primo giorno di primavera.
Stella, giovane donna con i tratti tipici dell’etnia mediterranea,
dal cuore generoso, intuitiva e aperta verso gli altri, si guardò attorno, attonita e spaventata.
Percepiva l'aria frizzante marzolina, il tepore del sole primaverile con la sua luce ben definita ma …aveva paura.
Avevano decretato per acclamazione la sua morte: un chiaro caso di eutanasia in una così bella e festosa giornata, il primo giorno di primavera. Rivide i volti di Pierino, Antonio, Anna, Natia, Tea e di tanti altri che negli anni aveva accompagnato e rimesso in gioco nel pianeta della consapevolezza del sé e della conoscenza e sorrise nel ricordare i vissuti e i loro obiettivi di vita raggiunti.
Ora era tempo di competenze, certificazioni e tutto in un progetto che comprimeva relazioni umane, opportunità culturali e tempi in UFC.
La cosa che più la lasciava senza parole e che non c’era più bisogno di formare le classi perché erano cancellate a priori.
Si chiedeva come avrebbero fatto tutti gli adulti che vogliono motivarsi e riqualificarsi, i giovani disagiati, le donne tolte dalle varie forme di schiavitù, a crearsi una rete di riferimento nel loro percorso quotidiano senza un gruppo classe stabile e privi di un riferimento in cui interagire nel loro iter rituale di apprendimento.
Percepiva gli sforzi per fare nascere Sofia, con l’ausilio di nuove tecniche, con la comunicazione persuasiva veicolata per superare i normali tempi di una gestazione e si preoccupava per i pericoli cui andava incontro la piccina, senza essere consapevole del caos e del vuoto creatosi. Stella era colpita dal silenzio, pregno di partecipazione, che si percepiva nell’aria di quel primo giorno di primavera e del senso di attesa. Poi da lontano udì un suono familiare: era la sveglia giornaliera. Si accese la radio, udì la radio cronaca di un convegno per la giornata dell’unità d'Italia e in sordina l’Inno di Mameli. Sorrise fra sé: era stato tutto un sogno! Un brutto sogno o forse un incubo di quelli mattutini.
I Pierini, Alì, Fatia, Adrian avrebbero continuato a rimettersi in gioco nelle loro classi tra mappe concettuali, lezioni di Cad ed esercizi di matematica acquisendo nuove opportunità per ritornare nel mondo professionale con maggiore dignità di cittadini italiani ed europei.

Pat–Bell docente del Progetto Sirio sin dalla nascita

domenica 18 marzo 2012

QUESTIONI DI TEMPO. LA SCUOLA SERALE AI TEMPI DI GROUPON.

A cura di Rocco Rolli *

“Il tempo passa anche in Val di Fassa, anche in una cassa, anche in una casa bassa, nessuno lo può fermare..” recitava mia figlia qualche anno fa, quando frequentava la scuola elementare, prima che la famigerata “riforma” Moratti demolisse uno dei modelli didattici più funzionali in Europa. Quando incontro le bravissime maestre di mia figlia, per prima cosa mi dicono “caro Rolli, non abbiamo più tempo”.

Intanto nelle scuole serali il tempo delle strombazzateriforme” si è fermato aspettando i regolamenti del modello definito dal decreto del 2007. Che ovviamente non arriveranno, perché non vi è dubbio che quella proposta non era e non è praticabile: perché implica un incremento delle dirigenze oggi impossibile; perché i numeri stabiliti per il dimensionamento darebbero luogo ad autonomie ingestibili per numero di sedi e eterogeneità degli studenti . Perché i tecnici e i professionali – per tutto il percorso di studi – devono necessariamente restare dove ci sono i laboratori e così via. Cose dette e ridette centinaia di volte.

Allora per gli scienziati della didattica dipendente dall’economia, non resta che intervenire sul tempo. La capacità della scuola serale di orientare alla acquisizione di saperi e saper fare specifici; l’opportunità di sperimentare conoscenze nuove, di approfondirle in senso teorico e di praticarle, per aiutare gli adulti all’acquisizione di solide competenze per costruirsi una prospettiva di futuro, non sembra faccia parte al momento di questo orizzonte politico e culturale.

Tutto si focalizza sul risparmio di tempo: il serale deve avere il 70% dell’orario del diurno; che significa proporre, per gli adulti, un orario di appena 20-22 ore settimanali. (Se a qualcuno interessa fra riduzione di anni e riduzione di ore, il taglio delle cattedre dovrebbe essere prossimo al 50 % di quelle attuali). Un risparmio straordinario su un settore numericamente molto piccolo o un danno sociale enorme su un settore che dovrebbe essere visto come strategico, considerato l’alto numero di giovani adulti senza diplomi e con il dirompente processo di respingimento degli adulti dal mercato del lavoro? Senza considerare l’immiserimento delle storie e delle esperienze di innovazione didattica e organizzativa che ha coinvolto gli insegnanti delle scuole serali solo fino a ieri. È come se il luogo comune “che studiare tanto non serve” e “andare a scuola è tempo perso” abbia fatto proseliti anche fra i nostri politici, i funzionari ministeriali e magari anche fra un certo numero di pedagogisti e insegnanti.

Secondo le stime basate su esperienze internazionali, l’allungamento di tre anni dell’istruzione media della forza lavoro è associata a un incremento del tasso di crescita di un paese di circa l’1 per cento ogni anno. Significa essere di quasi un quarto più ricchi nel corso di vent’anni.[1]

E allora perché tagliare risorse e tempo su questo settore, se i risparmi economici sono ridotti e tutti possiamo essere d’accordo, almeno a parole, che di questo settore della formazione non si può fare a meno, perché ci sono gli obiettivi di Lisbona da rispettare e un paese civile non può… etc.

Che sia un fattore culturale? Che il tempo a scuola è visto come tempo sottratto alla famiglia, alla televisione, alla pizzeria. E non tempo aggiunto alla conoscenza, alla socializzazione, alla cultura. E perché questo è avvenuto in così poco tempo. Dei miei studenti di dieci anni fa, mai nessuno mi ha chiesto di fare in fretta, di fare un3x2 o un 2x1. Negli ultimi due tre anni, al momento dell’accoglienza, la prima richiesta è: “posso prendere il diploma in due anni? Posso fare quarta e quinta insieme”. Alla dimostrazione del primo dubbio, l’affondo è: “ma in quella scuola in 2 o 3 anni prendo il diploma”. Perché è successo questo? E perché ai miei studenti di quinta le 28 ore settimanali non bastano e mi chiedono di andare a scuola anche di sabato?

Le scuole private da sempre hanno offerto questi percorsi abbreviati: ma a pagamento. D’altra parte non è il bisogno di formazione o di nuove conoscenze che caratterizza quei percorsi di studio; ma del pezzo di carta subito. Varrebbe allora la pena, di porre la seguente domanda: che scenario educativo avremmo avuto in questo decennio se sulle logiche abrogative e riduttive, avessero prevalso logiche autenticamente innovative. Se alle logiche del sapere spezzatino, pronto e in pillole, si fosse lavorato su strategie didattiche utili a sviluppare competenze che richiedono più tempo d’aula quando necessario, insieme all’uso delle nuove tecnologie funzionali alla specificità dell’educazione e istruzione degli adulti e la formazione a distanza. La risposta renderebbe chiara la necessità di recuperare il tempo perduto. Ma forse i tempi non sono ancora maturi. Per esempio, nella terra dei Lagrange e dei Peano, non poteva mancare il colpo di genio sull’uso del tempo. Il tempo per imparare si può ridurre intervenendo non sulle strutture della conoscenza, o sul come si impara, (saperi fondanti, didattica breve), ma direttamente sui numeri. La terra che ha inventato il tempo prolungato, poteva non inventare il tempo accorciato?

Infatti, con i corsi Polis, invenzione tutta piemontese, è possibile l’accesso al diploma di scuola secondaria in soli 3 anni e con un carico di studio annuale, valido per un biennio, di 610 ore; come non bastasse circa 300 di queste 610 ore si svolgono presso i privati della Formazione professionale. Un modello di sostanziale privatizzazione dell’istruzione che viene presentato come esempio virtuoso di flessibilità e legame col territorio. Mentre non è altro che un modello improntato alla banalizzazione dei contenuti (si pensi che alla fisica del primo biennio si riserva un modulo di circa 60 ore mentre per la matematica c’è un modulo di 80 ore.) Nel percorso per Geometri, con 300h ottieni la terza e la quarta; con 65h si svolgono i due anni di Tecnologia delle Costruzioni e con 85h i due anni di Costruzioni. La perla organizzativa è questa, (verificare sui loro siti web la presentazione del progetto, la mia sintesi è certamente ostile): il CTP con sede in una scuola media fa un accordo con una scuola media superiore senza serale; in questo modo il dirigente presta a sua scelta i docenti; il loro intervento, circa 6 ore, è pagato oltre le 18 ore di cattedra svolte al diurno. Ciò determina la scomparsa di ore di insegnamento e di cattedre, proprio in questo momento di precarizzazione e perdita di posti di lavoro. C’è un sindacato o un dirigente scolastico in questo paese che si domanda se questo è eticamente corretto? Paradossalmente, nella flessibilità più sfrenata, il Polis è un modello più rigido e schematico di quanto si faccia oggi nei corsi serali. Oggi lo studente di una scuola serale, con le sperimentazioni Sirio ed Aliforti, può:
  • inserirsi in qualunque anno di corso e contare su percorsi individualizzati;
  • operare il riconoscimento dei crediti didattici realmente posseduti;
  • valorizzare i percorsi, anche parziali, di istruzione formale e/o informale;
  • modularizzare i contenuti delle materie per garantire l’accumulo individuale dei crediti scolastici;
  • utilizzare le nuove tecnologie, in primo luogo la FAD, per garantire solidi ancoraggi a frequenze scolastiche forzatamente irregolari;
  • fare un percorso regolare, quando necessario, come lo è per la maggior parte degli studenti.
Però i corsi Polis, a differenza di questi modelli, rispondono alla necessità prospettate dal decreto, cioè la riduzione delle materie e degli organici, poco importa se aprono necessariamente alla svalutazione del percorso di studio e preludono alla cancellazione del valore legale del diploma finale. C’è da sperare, almeno, che nessuno di coloro che oggi consentono questo scempio vengano poi a lamentare i pessimi risultati della scuola italiana nelle indagini OCSE-PISA, magari per giustificare ulteriori interventi peggiorativi.

Intanto, finché ci sarà concesso, ai nostri allievi racconteremo che l’offerta Groupon, di tre massaggi rigenerativi al prezzo di uno, può funzionare sul corpo, ma con la mente è un po’ più complicato. E ai nostri pochi interlocutori attenti possiamo dire con franchezza che tutto ciò non è serio. Che non si può permettere che chiunque adotti criteri discrezionali e locali, si crei il proprio modello scolastico senza riferimenti a standard scientifici, verificati e accertati, e inquini l’offerta formativa pubblica.

[1] Daniele Checchi, Scelte di scolarizzazione ed effetti sul mercato del lavoro. Università degli studi di Milano

(*) Docente e coordinatore presso il Corso serale - Progetto “Sirio” - dell'I.T.G. "G. Guarini" di Torino. Portavoce della RETE SCUOLE SERALI PUBBLICHE di Torino

sabato 10 marzo 2012

IN MEMORIA DI ELIO PAGLIARANI

É morto il poeta Elio Pagliarani. Aveva 84 anni.

Apparteneva al Gruppo ‘63 ed era tra i fondatori della Cooperativa di scrittori.

La sua poesia ha sempre affrontato temi realistici, dal lavoro, all’economia, alla vita delle classi subalterne.

Aveva insegnato alle serali.

Lo ricordiamo con questa sua poesia del ‘53.



I GOLIARDI DELLE SERALI IN QUESTA NEBBIA

I goliardi delle serali in questa nebbia

hanno voglia di scherzare: non è ancora mezzanotte

e sono appena usciti da scuola

«Le cose nuove e belle

che ho appreso quest'anno» è l'ultimo tema da fare,

ma loro non ti danno pensiero, vogliono sempre scherzare.

Perché il vigile non interviene, che cosa ci sta a fare?

È vero però che le voci sono fioche e diverse, querule anche nel riso,

o gravi, o incerte, in formazione e in trasformazione

disparate, discordi, in stridente contrasto accomunate

senza ragione senza necessità senza giustificazione,

ma come per il buio e il neon è la nebbia che abbraccia affratella

[assorbe inghiotte,

e fa il minestrone

e loro ci sguazzano dentro, sguaiati e contenti

- io attesto il miglior portamento dei due allievi sergenti,

il calvo in ispecie, che se capisce poco ha una forza di volontà

militare, e forse ha già preso il filobus.

Quanta pienezza di vita e ricchezza di esperienze!

di giorno il lavoro, la scuola di sera, di notte schiamazzi

(chi sa due lingue vive due vite)

di giorno il lavoro la scuola di sera, - non tutti la notte però fanno

[i compiti

e non imparano le poesie a memoria, di notte preferiscono fare schiamazzi,

nascondere il righello a una compagna

e non fanno i compiti

- ma non c'è nessuno che bigi la scuola

sono avari

tutti avari di già, e sanno che costa denari denari.

martedì 28 febbraio 2012

L’APORIA DELLA SCUOLA SERALE: TRA RIFORMA GELMINI E RIFORMA DEI CPIA

A cura di Domenico Piperis *

La recente pubblicazione delle Linee guida per il secondo biennio e l’ultimo anno di ITI e IPIA, finalizzata all’applicazione del riordino dell’istruzione secondaria di 2° grado, ha riacceso una disputa che, lungi dall’esser superata, ha invece nuovamente coinvolto gli istituti sedi di corsi serali del Nord e del Sud. Questa disputa verte interamente sulla questione dell’applicazione della riforma Gelmini ai trienni dei corsi serali che sono oggetto della riforma dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti).

Questa questione non è di poco conto poiché i corsi serali -che attuano i progetti di sperimentazione “Sirio” (per gli istituti tecnici) e “Aliforti” (per gli istituti professionali)- a causa di essa hanno rischiato di scomparire; occorre soltanto ritornare un po’ indietro nel tempo, più precisamente al periodo compreso tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, perché tutto ciò balzi agli occhi inequivocabilmente.

In tale periodo le scuole secondarie di 2° grado cominciarono a organizzarsi in vista dell’applicazione della riforma Gelmini alle classi prime del mattino ma non era loro ancora chiaro se bisognasse applicarla anche alle classi prime dei corsi serali poiché quest’ultimi erano in attesa della riforma che specificatamente li riguardava e che invece tardava a venire alla luce. I dirigenti scolastici quindi si rivolsero al MIUR per chiarimenti. Il MIUR, nella persona del dott. Giuseppe Cosentino, ex capo Dipartimento per l'istruzione, rispose che nelle more dell'approvazione del Regolamento concernente i CPIA (Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133), anche i bienni dei corsi serali Progetti “Sirio” e Aliforti” avrebbero dovuto far riferimento ai nuovi ordinamenti della scuola secondaria superiore (v. Nota prot. 2665 del 31-08-2010 di risposta a quesiti di alcuni dirigenti scolastici http://www.orizzontescuola.it/node/11253), quindi procedere all’applicazione della riforma Gelmini.

Lo stupore tra i docenti interessati fu così grande che smisero di parlarne soltanto dopo un tempo abbastanza lungo.

Nell’anno scolastico 2010/2011, alcuni dirigenti (non si sa quanti siano stati), pur in mancanza di un provvedimento autorizzativo, hanno ugualmente, per eccesso di zelo, applicato la riforma. Altri, invece, no sia perché di complessa attuazione (poiché l’operazione doveva essere fatta a costo zero) sia perché ciò avrebbe implicato l’abolizione graduale delle sperimentazioni Progetti "Sirio" e “Aliforti” che hanno contribuito tantissimo al rilancio dell’istruzione degli adulti (questo è avvenuto grazie all’adozione di metodi didattici - organizzativi innovativi come la didattica modulare, la didattica per classi aperte, il sistema di crediti e debiti formativi per l’ammissione ai corsi, la flessibilità organizzativa, ecc.). Nel corrente anno scolastico, quegli stessi dirigenti che l’anno scorso avviarono la riforma nelle classi prime hanno continuato logicamente ad applicarla alle classi seconde: tutto lasciava loro pensare che pure nel successivo anno scolastico nelle classi terze si sarebbe continuato a fare la stessa cosa. Ma qui il colpo di scena: il MIUR ha negato di fatto la possibilità di continuare ad applicare la riforma nel triennio dei corsi serali, smentendo così sia i dirigenti che l’avviarono nel primo biennio sia di conseguenza la nota del dott. Cosentino.

Oggi, a distanza di quasi due anni, è giusto interrogarsi circa quali ragioni convinsero il dott. Cosentino a diramare la sua famigerata nota.

Pur trovando la risposta, credo che difficilmente con essa riusciremmo ad allontanare dalla coscienza il sospetto che si sia voluto gettare l’IDA nel caos avendo preso atto che il Regolamento sui CPIA, sia per le condizioni economiche mutate del Paese sia per la dirompente politica di riduzione degli organici già attuata dal Ministero, era di incerta promulgazione.

Difficilmente il progetto nei confronti dell’IDA può essere supposto diversamente giacché altrimenti non si spiegherebbe perché il MIUR quest’anno non ha permesso alle scuole che avevano avviato la riforma nell’a.s. 2010/11 di poterla proseguire anche nel 2012/13.

Comunque sia, il riordino dell’IDA, secondo le regole in vigore nei corsi del diurno, al momento è stato evitato e i corsi serali hanno potuto continuare a operare secondo i previgenti ordinamenti.

Oggi, tuttavia, allontanato il pericolo d’involuzione per i corsi “Sirio” e “Aliforti” si prospetta forte per essi il rischio di un futuro d’oblio.

La domanda allora è se i CPIA servono davvero per potenziare l’IDA.

Prima di dare una risposta a questa domanda, faccio brevemente il punto della situazione.

Da una parte ci sono Regioni che anticipano l’istituzione di un certo numero di CPIA in quanto sicure che l’approvazione del Regolamento sia solo una questione di tempo (la Regione Puglia, per esempio, ne ha istituiti tredici in tutta la Regione e ne ha previsti soltanto quattro per la provincia di Bari -due a Bari, uno ad Altamura e uno a Monopoli- i quali, pensate un po’, svolgeranno il lavoro di ben 50 Corsi serali e 15 CTP http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=1.htm&anno=xlii&num=93); dall’altra c’è il MIUR che per ora pare non abbia interesse a occuparsi delle scuole serali.

Le ragioni del disinteresse del MIUR si rintracciano nella riuscita riduzione numerica degli organici dei corsi serali mettendo da parte i CPIA, ma anche forse nel fatto di essersi reso conto dell’inadeguatezza e del rischio di un’involuzione burocratica degli stessi.

L’inadeguatezza dei CPIA si percepisce già dall’iter assai travagliato che il Regolamento ha subito nella VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera prima di essere approvato con una maggioranza risicata (si riportano qui di seguito i link dei resoconti delle relative sedute http://www.camera.it/453?shadow_organo_parlamentare=1500&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201011/1110/html/07#158n1 e http://www.camera.it/453?shadow_organo_parlamentare=1500&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201011/1110/html/07#154n1), ma anche dalla tipologia delle attività formative, numericamente assai ridotta, a loro assegnate.

Il rischio d’involuzione burocratica dei CPIA si coglie dal fatto che la finalità principale della legge istitutiva è il contenimento della spesa pubblica da attuarsi nelle scuole serali attraverso lo scrupoloso controllo degli organici. Tale rischio poi si coglie in modo altrettanto chiaro in una delle ultime proposte (informali) di modifica del Regolamento dove si dichiara che i corsi serali -intendendo con ciò solo i trienni poiché i bienni confluirebbero con i CTP nei CPIA- devono essere “incardinati” alle scuole d’appartenenza; da ciò consegue che se l’obiettivo della proposta è la tutela delle risorse umane professionalizzate dei corsi serali allora la burocratizzazione dei CPIA è davvero un rischio concreto.

In definitiva, i CPIA non serviranno a potenziare l’IDA essendo fatalmente destinati all’insuccesso. In questo contesto, i sindacati FLC, CISL Scuola e Uil Scuola sono gli unici ad essere preoccupati per il destino dei CPIA (vedi per esempio: http://www.flcgil.it/attualita/eda/approvazione-regolamento-dei-centri-per-l-istruzione-degli-adulti-un-ritardo-inquietante.flc) ma più per ragioni strumentali che per vero interesse essendo il loro vero obiettivo quello di legare l’IDA alla formazione professionale regionale dove la fanno da padrone (a questo proposito è molto illuminante lo scandalo IAL-CISL in Abruzzo nel 2011 http://abruzzo.indymedia.org/article/6820).

Ritengo fermamente che, una volta avviati i CPIA, l’istruzione degli adulti finirà in una farsa ed è solo al fine di evitare questo rischio -e non per conservatorismo- che tento di proporre i seguenti obiettivi:
  1. La cancellazione del comma n. 632 dell’art.1 della Legge 27 dicembre 2006 n. 296 che ha istituito i CPIA (legge finanziaria del 2007 che persino il senatore a vita Giulio Andreotti ha bollato come una “finanziaria da supermarket” -intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, pag. 2) e del relativo D.M. 25 ottobre 2007;
  2. Una riforma che nell’ottica del lifelong learning collochi sia i CTP sia i Corsi serali “Sirio” e “Aliforti” tra le risorse qualificanti e imprescindibili delle scuole, ne promuova l’istituzione e ne potenzi l’attività con mirati finanziamenti.

Oggi che il nostro Paese sta attraversando una fase di recessione economica, la scuola serale può rappresentare per la società un forte elemento di sviluppo e, nello stesso tempo, per i cittadini un servizio decisivo per la loro crescita personale e professionale. Perciò chiedo con convinzione al Governo di aprire una nuova stagione di riflessione sulla scuola serale che riconferisca dignità e autorevolezza a questo settore cruciale del servizio pubblico.

La speranza è che questa non sia, una volta tanto, una sfida impossibile da vincere.

(*) docente presso il Corso serale - Progetto “Sirio” - dell'IISS "G. Marconi" di Bari
Articolo pubblicato su www.orizzontescuola.it