domenica 27 dicembre 2009

ROMA: IL CNPI ESPRIME PARERE CONTRARIO SULLO SCHEMA DI REGOLAMENTO PER IL RIORDINO DEI CPIA E DEI CORSI SERALI

Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (d'ora in poi CNPI), il 16 dicembre scorso, ha espresso fortissime perplessità e si dichiara nettamente contrario al riordino delle scuole serali così come prospettato dallo schema di regolamento approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri. In particolare, nel parere si esprimono fortissimi dubbi sulla efficacia della manovra rilevando che, mentre l’obiettivo della crescita culturale e dell’istruzione degli adulti avrebbe, ragionevolmente, richiesto una crescita degli investimenti nel settore con un maggior impiego di risorse, il regolamento è invece (contro l’elementare buon senso) fortemente condizionato dall’idea dominante di TAGLIARE e RIDURRE LA SPESA e LE RISORSE. Lo stesso CNPI non nasconde la preoccupazione che tale taglio indiscriminato possa portare alla liquidazione della scuola serale e dell’istruzione degli adulti.
INSOMMA IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE HA LETTO ED INTERPRETATO IL REGOLAMENTO COSì COME LO ABBIAMO INTERPRETATO NOI!
Ora speriamo che i pareri AUTOREVOLI vengano presi in considerazione!
La Direzione del Coordinamento

PER SCARICARE IL DOCUMENTO NELLA VERSIONE INTEGRALE CLICCARE SUL SEGUENTE LINK: PARERE CNPI

giovedì 10 dicembre 2009

BARI: IL COORDINAMENTO ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

Il Coordinamento nazionale per la difesa e la promozione della Scuola Serale Pubblica aderisce allo sciopero del personale della Scuola, indetto dalla CGIL, previsto per venerdì 11 dicembre p.v.

giovedì 19 novembre 2009

BARI: IL COORDINAMENTO PUBBLICA LA BOZZA DEL REGOLAMENTO DEI CPIA REDATTA DAL MIUR

Il Coordinamento per la difesa e la promozione delle Scuole Serali Pubbliche pubblica la seconda bozza dello schema di regolamento per l'organizzazione dei centri d'istruzione per gli adulti CPIA redatta dal MIUR, e presentata nella Conferenza Unificata del 16 ottobre 2009.
I lettori potranno notare che la sostanza della precedente bozza di regolamento non è cambiata, e che viene ribadita a più riprese la volontà di effettuare tagli indiscriminati con la conseguente dequalificazione delle Scuole Serali Pubbliche.
La Direzione del Coordinamento.

Per scaricare il documento in f.to PDF composto da n. 12 pagine cliccare sul seguente link:
bozza schema regolamento CPIA 11/09/2009 MIUR

domenica 6 settembre 2009

Un “appello” ai sindacati di “massa…cro”

a cura di Domenico Piperis, membro della direzione del coordinamento nazionale per la difesa e la promozione delle scuole serali pubbliche
La degenerazione/involuzione dei “sindacati di massa” in “sindacati di massacro” è ormai avvenuta: essi non sono più in grado di sostenere e difendere i lavoratori giacché quest’ultimi sono sempre più “massacrati” dai cattivi provvedimenti governativi.
Così, anche se è amaro ammetterlo, i sindacati non possono più proclamarsi rappresentanti della “massa lavoratrice” ma solamente di “gente massacrata” della quale il massacro non solo non ha impedito ma anche indifferentemente permesso.
Per capire di cosa sto parlando basta citare i seguenti dati: 42500 insegnanti e 15000 ATA in meno in un solo anno; migliaia di cattedre in meno nei Tecnici e Professionali a causa delle recenti “riforme”; forte riduzione degli organici delle Scuole serali per la riforma dei CPIA (centri permanenti di istruzione degli adulti); aumento nella scuola superiore degli alunni per classe da 21,8 a 22,1 e in quelle dell'infanzia a 24 bambini per classe; classi con più di trenta alunni e/o con più di un alunno disabile.
Tutto questo è davvero un disastro.
Siamo pienamente legittimati a chiederci perché proprio in Italia sta accadendo tutto questo nonostante in essa si sia sempre potuto contare su un sindacalismo storico di grande potenzialità, attivismo e di presenza capillare nella società?
La storia ci insegna che i sindacati per portare avanti le istanze dei lavoratori avevano un arma formidabile e di grande valore democratico: lo sciopero.
Allora, perché lo sciopero generale del 30 ottobre u.s. (indetto congiuntamente da Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti), a cui pure aveva aderito la maggior parte del personale scolastico, non ha impedito il suddetto “massacro”?
E ancora, perché questo governo si dimostra così refrattario agli scioperi? Perché tanta arroganza del potere (tanto che il ministro Renato Brunetta può, senza minimamente scomporsi, affermare: «I nostri insegnanti lavorano poco, quasi mai sono aggiornati e in maggioranza non sono neppure entrati per concorso ma grazie a sanatorie. E poi 1.300 euro sono comunque due milioni e mezzo di vecchie lire, oggi l’insegnamento è part-time e come tale è ben pagato»)?
La risposta è semplice: lo sciopero non fa più paura a nessuno perché è considerato non il principio di una lunga e metodica serie di azioni di lotta, ma semplicemente l’epilogo di un’analoga serie di MINACCE SINDACALI fine a se stesse.
A cosa serve allora, ai sindacati, proclamare uno sciopero generale se poi quest’ultimo non raggiunge gli obiettivi prefissati?
Serve per controllare la protesta affinché questa non sfugga loro di mano e non “degeneri”. In questo senso lo sciopero è utilizzato più come uno spauracchio che come una prassi irrinunciabile di lotta sindacale.
Quindi, un sindacato che ritiene lo sciopero una “routine”, che chiama i lavoratori che adottano forme di lotta sindacale incisive “recordman della conflittualità sindacale”, che considera i cittadini “ostaggi” di coloro che esercitano il sacrosanto diritto democratico di sciopero, che privilegia l’azione sindacale partecipativa a quella conflittuale, non è affatto credibile.
Perciò le recenti azioni di lotta spontanee intraprese dai docenti precari (a Trapani e a Salerno un gruppo di precari ha occupato la sede dell'Ufficio scolastico provinciale; a Venezia si è svolto un sit-in di protesta, proteste a Caserta e Benevento, ecc.) sono lo svelamento dell’inutilità del sindacato odierno.
Per tutti questi lavoratori scioperanti, il tempo dell’illusione è finito: più nessuno crede ancora di far parte di un sindacato capace di difenderli dalle insidie governative.
Se da una parte i sindacati fanno di tutto affinché i lavoratori non ricomincino a considerare lo sciopero come l’arma più efficace per far loro recuperare la forza contrattuale perduta, dall’altra i lavoratori fanno di tutto per dimostrare di essere disposti ad azioni di lotta sempre più incisive.
Fino a quando il sindacato non prenderà coscienza di questa propensione (ed è già assurdo che debba essere il sindacato a prendere coscienza…) e non la finirà con la politica di collateralismo con il potere (che nei fatti ne avvalla le scelte, limitandosi, se può, solo a contenerne la portata devastatrice), la scuola pubblica non potrà risollevarsi.
Che il sindacato riprenda ad essere quello che era storicamente, altrimenti, la smetta di vivere di rendita cioè di continuare a fregiarsi di un titolo quale “sindacato storico” che oggi non merita senza riconfermarne le grandi imprese che, a fianco dei lavoratori, esso ha condotto e ha vinto nel tempo.
Organizzazioni vuote, come queste odierne, di obiettivi e promesse da mantenere non servono a nessuno.
Domenico Piperis

giovedì 27 agosto 2009

BARI: LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, ON. MARIASTELLA GELMINI, E AL MINISTRO DEL LAVORO, SEN. MAURIZIO SACCONI





Bari, 24 luglio 2009

Gentile Signora Ministro della Pubblica Istruzione onorevole Mariastella Gelmini,
Gentile Signor Ministro del Lavoro, della Salute, delle Politiche Sociali, senatore Maurizio Sacconi,


ci stupisce ancora una volta leggere di iniziative, varate dal Governo che Voi Signori Ministri rappresentate, intraprese per far fronte alla crisi economica soprattutto di quelle persone in difficoltà che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro o che lo hanno già perso, ed apprendere, poi, che nei fatti le Scuole Serali pubbliche, Istituzioni già strutturate su tutto il territorio nazionale e preposte a svolgere azioni per la crescita umana e professionale di chi le frequenta, oggi più che mai vengono ferite a morte. Ci dispiace dirlo, ma fino ad ora nessuno si è davvero sprecato a ricordare il ruolo svolto dalle Scuole Serali pubbliche nella nostra cara Italia. Forse perché questa Istituzione incarna quella Società poco conosciuta, civile, silenziosa, laboriosa, di minoranza, che spesso ha perso e perde, ma non per questo deve essere "cassata" senza il diritto di essere ascoltata, senza un minimo di dibattito o confronto pubblico. Essa rappresenta un organismo molto complesso, non identificabile con gli stereotipi di Scuola su cui ricade tutto il dibattito e l'attenzione mediatica. Nonostante tutto, ed alla luce delle ultime decisioni governative, le deboli speranze di sopravvivenza di questo complesso organismo hanno convinto oltre tremila cittadini italiani a sottoscrivere un appello - manifesto per la difesa e la promozione delle Scuole Serali pubbliche, appello a cui non è stato corrisposto fino ad oggi nessun riscontro, almeno da parte del Ministro Mariastella Gelmini. Ci chiediamo, e Vi chiediamo: ma davvero le Scuole Serali, nella presente crisi, non rappresentano una interessante occasione di spunto per rilanciare un corposo programma di welfare to work? Alla luce della situazione reale, noi riteniamo che il tema della Scuola Serale sia importante soprattutto per creare sinergie fra il Governo, le imprese, i lavoratori in difficoltà e i disoccupati. L'esigenza di una azione di potenziamento, di rafforzamento e di promozione dell'educazione e dell'istruzione in tutto l'arco della vita, e a tutti i livelli, appare imposta dalla natura stessa dei problemi socio-economici del nostro tempo e che debbono essere affrontati con determinazione. Problemi che, per i fenomeni ai quali si riferiscono (riqualificazione professionale, disagio sociale, integrazione multiculturale) e per le loro implicazioni sul piano culturale ed economico, non hanno confini e debordano anche dal quadro nazionale. Non occorre ricordarVi che gli effetti laceranti degli squilibri generati dalla perdita del lavoro e dal desiderio di costruire un futuro migliore, tendono a diffondersi attraverso una catena di reazioni sociali in vaste aree metropolitane, come è testimoniato, ad esempio, dalla maggior parte di chi frequenta la Scuola Serale pubblica di secondo grado, che spesso proviene dai comparti industriali e dal terziario in crisi. Sarebbe bello se il Governo che Voi Signori Ministri rappresentate, riuscisse ad avviare azioni sinergiche, anziché “lisergiche”, con un programma orientato al welfare to work che mettesse al centro del dibattito il tema dell'educazione degli adulti e dell'educazione permanente. Siamo convinti che un siffatto programma coinvolgerebbe ed appassionerebbe migliaia di lavoratori, disoccupati, extracomunitari, donne in difficoltà, pensionate e pensionati, che, se potessero scegliere in una ampia e plurale offerta formativa, sceglierebbero il percorso di crescita, di riscatto e/o di riqualificazione, che più si confà alle loro peculiarità, alle loro aspettative. Noi siamo convinti e uniti nel ritenere che attraverso la Scuola Serale pubblica, ricca, plurale e diversa così com'è nei suoi indirizzi di studio e nelle diverse specificità, si possano restituire buone speranze per un futuro migliore a migliaia di cittadini in difficoltà. Siamo, altresì, sicuri che le norme emanate recentemente impediranno il diritto allo studio a quelle persone che, per necessità, pur avendo già un titolo di studio dovranno riqualificarsi, e conseguire nuove specializzazioni di studio. Pertanto intravediamo negli ultimi disposti legislativi in materia di Scuole Serali un vero e proprio "corto circuito dell'esistente" che non consentirà la realizzazione di una incisiva politica che possa neutralizzare e contrastare il disagio e le disparità sociali. Riteniamo, e abbiamo buone ragioni da spendere, che le azioni di welfare to work incardinate intorno all'EDA, possano essere importanti leve per interventi in profondità, strutturali, se tengono conto del presente, di quanto è già radicato sul territorio, di quanto appartiene al nostro vissuto, di quanto è stato conquista civile come la Scuola Serale. In attesa che la fine dell'inizio evolva in un drammatico inizio della fine, noi continueremo ad interrogarci sulle ragioni del perché la Scuola Serale pubblica debba essere ridotta ad un mero centro in cui saranno certificate delle competenze. Queste sono, tutto sommato, alcune riflessioni e inquietudini di chi, almeno fino all'ultimo istante, spera in un gesto intelligente, nell'impossibile.

spes contra spem

prof. Nazzareno Corigliano
Presidente del Coordinamento Nazionale per la Difesa e la Promozione
delle Scuole Serali Pubbliche

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