giovedì 4 ottobre 2012

APPROVATO IL REGOLAMENTO!

Durante il Consiglio dei Ministri di ieri 4 ottobre 2012 (San. Francesco - Patrono d'Italia) è stato approvato, in via definitiva, il regolamento che consentirà l'avvio dei CPIA e la MORTE dei CORSI SERALI!
Così, il "Governo Tecnico" ha fatto, a nostro avviso con estrema leggerezza, ciò che gli altri non hanno voluto fare avviando, di fatto, al baratro l'istruzione degli adulti e gettando alle ortiche l'esperienza POSITIVA dei progetti SIRIO ed ALIFORTI. 
Basta leggere il Comunicato Stampa (sul sito del Governo) per rendersi facilmente conto:
  1. delle errate e superficiali analisi prese a giustificazione del provvedimento;
  2.  delle chimeriche aspettative sull'efficacia del provvedimento;
  3. della palese incongruenza tra le aspettative e gli effettivi contenuti del regolamento.
Si è scelta la strada del caos e dell'abbassamento qualitativo svendendo ai privati e cedendo ad alcuni interessi particolari l'istruzione degli adulti!

lunedì 1 ottobre 2012

LETTERA APERTA AL MINISTRO PROFUMO!

Oggetto: Regolamento recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008 (ISTRUZIONE).



Sig. Ministro,

siamo a conoscenza che all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei Ministri (4 ottobre p.v.) si proporrà l'approvazione in seconda lettura del regolamento in oggetto.
Più volte attraverso le pagine del nostro blog, di riviste specializzate ed in tutte le occasioni di dibattito abbiamo scongiurato che ciò potesse accadere dimostrando il grave rischio per i Corsi Serali qualora si mettessero in atto i notevoli tagli di personale e di ore curricolari fino alla totale chiusura dei medesimi corsi alla data del 31 agosto 2015, previsti da questo regolamento.
Più volte abbiamo dimostrato che l'alternativa proposta dei CPIA si rivela antieconomica, dispersiva, confusionaria, male organizzata fin dall'inizio e certamente destinata a peggiorare la qualità dei molti Corsi Serali d'eccellenza attualmente operanti.
Con la presente rivolgiamo un accorato appello a Lei e, per suo tramite, a tutti i membri del Consiglio, affinché si ponderi attentamente il contenuto del regolamento che, nella forma attuale, andrebbe semplicemente rigettato; è comunque di fondamentale importanza correggerlo con lo stralcio della decretata data di chiusura dei Corsi Serali allo scopo di consentire il prosieguo delle esperienze più qualificanti.


prof. ing. Nazzareno Corigliano
Presidente del Comitato
per la Difesa e la Promozione
delle Scuole Serali Pubbliche



...TUTTI SIAMO ALLERTATI E PRONTI AD AZIONI DIMOSTRATIVE E DI LOTTA PER EVITARE LO SCEMPIO DELLE SCUOLE SERALI PUBBLICHE!

venerdì 7 settembre 2012

LE SORTI DELL’ISTRUZIONE DEGLI ADULTI IN BALIA DELLA SPENDING REVIEW

A cura di Domenico Piperis*

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Ho letto di recente l’opera Rapporto sull’istruzione pubblica1 composta nel 1792 dal matematico e filosofo francese Giovanni Antonio Caritat, marchese di Condorcet, e l’ho trovata così sorprendente per l’attualità e la chiarezza delle idee espresse tanto da sentirmi quasi in dovere di riportarla alla memoria (o forse all’attenzione?) dei nostri politici e governanti affinché, a partire da essa, possano riacquistare quella “lucidità” che la "spending review" sta piano piano lacerando.
La spending review produce i suoi effetti sullo stato sociale: essa come un "virus" lo attacca progressivamente e inesorabilmente, logorandolo fino a distruggerlo.
L’istruzione in generale, ma in particolare l’istruzione degli adulti (o, forse, quello che ne resta), sembra essere l'"organismo" nel quale il virus riesce a sviluppare tutta la sua potenza, dando il meglio di sé.
Infatti, in tutta Italia si assiste al continuo proliferare di bollettini di guerra riguardanti la chiusura ingiustificata di classi di corsi serali: Foggia, Cagliari, Torino, Milano, Bari ecc.. Il MIUR ordina e gli USR obbediscono. La liquidazione della scuola serale è stata decisa: si comincia negando, nell'organico di diritto, le classi prime sapendo che questa negazione non è per nulla momentanea in quanto si perpetuerà l’anno seguente causando l’assenza delle classi seconde e così di seguito fino a determinare la chiusura dei corsi serali. Ma c’è poco da stare tranquilli perché se passasse, attraverso la vicenda della scuola serale, il messaggio che la negata autorizzazione di classi sia una legittima operazione amministrativa, ben presto ad essa si assocerebbe anche la mancata autorizzazione delle classi del diurno, tramutandosi in un iter di ordinaria burocrazia.
Tutto ciò sta avvenendo contro ogni logica di promozione sociale; ne è un esempio la recente proposta di legge sul lavoro del governo Monti che almeno in apparenza, da un lato, riconosce l'importanza dell'istruzione permanente degli adulti (v. Capo VII Art. 66 del disegno di legge n. 3249 del ministro del lavoro Fornero) ma, dall’altro, senza fare tanti complimenti, ordina la chiusura di classi di scuole serali. Se questo modo di agire non è un ignobile esempio di doppio gioco politico, allora o è incoscienza o è incompetenza.
In questa situazione, il tentativo di "illuminare" le menti dei nostri politici è il più urgente sforzo a cui ognuno dovrebbe prender parte, traendo forse ispirazione e speranza da una mente illuminata come lo era quella di Condorcet, avendo il merito di essere l’autore di un proficuo programma di istruzione degli adulti al fine di contrastare l’analfabetismo di ritorno:
"Offrire a tutti gli individui della specie umana i mezzi per provvedere ai propri bisogni, per assicurarsi il benessere, per conoscere ed esercitare i propri diritti, intendere ed adempiere i propri doveri; assicurare a ciascuno l'opportunità di perfezionare la propria abilità, di divenire capace di esercitare le funzioni alle quali ha diritto di essere chiamato, di sviluppare nel più ampio modo le doti che ha ricevuto dalla natura; e in tal modo stabilire tra i cittadini un'uguaglianza di fatto e rendere reale l'uguaglianza politica riconosciuta dalla legge: tale deve essere il primo scopo d'un'istruzione nazionale; sotto questo punto di vista essa è, per il potere politico, un obbligo di giustizia."2
[…]"Noi abbiamo osservato, infine, che l'istruzione non deve abbandonare i giovani nel momento in cui escono da una scuola; che essa deve abbracciare tutte le età giacché non ce n'è alcuna in cui non sia utile e possibile apprendere e che questa seconda istruzione è tanto più necessaria in quanto quella dell'infanzia è stata contenuta in limiti assai ristretti.
Questa è una delle cause principali dell'ignoranza in cui le classi sociali più povere sono immerse oggi; la possibilità di ricevere una prima istruzione mancherebbe loro ancor meno di quella di conservarne i vantaggi.
Noi abbiamo voluto che nessun cittadino potesse dire: la legge mi assicurerebbe una completa uguaglianza di diritti, ma mi vengono rifiutati i mezzi per conoscerli. Io non devo dipendere che dalla legge, ma la mia ignoranza mi fa dipendere da tutto ciò che mi circonda. Mi si è invero insegnato nella mia infanzia ciò che avevo bisogno di sapere, ma, obbligato a lavorare per vivere, quelle prime nozioni si sono ben presto cancellate dalla mia memoria, e non mi resta ora che il dolore di sentire, nella mia ignoranza, non la volontà della natura ma l'ingiustizia della società."3
[…]“Così l'istruzione deve essere universale, deve estendersi, cioè, a tutti i cittadini. Deve essere ripartita con tutta l'uguaglianza consentita dagli ineliminabili limiti del bilancio, dalla distribuzione della popolazione sul territorio, e dal tempo più o meno lungo che i fanciulli possono destinarle.
Essa deve, nei suoi diversi gradi, abbracciare l'intero sistema delle conoscenze umane e assicurare agli uomini, in tutte le età della vita, l'opportunità di conservare le proprie conoscenze e di acquistarne di nuove.
Infine, nessun potere pubblico deve avere l'autorità di impedire lo sviluppo di verità nuove o l'insegnamento di teorie contrarie alla sua particolare politica o ai suoi interessi contingenti.
Tali sono i principi che ci hanno guidato nel nostro lavoro."4

I lettori forse riterranno forzato il raffronto della attuale situazione italiana con quella temporalmente lontana della Rivoluzione francese in cui si soffriva la mancanza di un'istruzione pubblica come una delle più gravi piaghe del sociale tale che se non fosse stata risolta, o quantomeno affrontata, avrebbe potuto compromettere persino le più nobili istanze rivoluzionarie borghesi: la borghesia aveva bisogno di un ceto popolare istruito e affrancato dalle credenze di varia natura e agì coerentemente per realizzare tale obiettivo. Ma oggi? Cosa “ci” sta accadendo? Mio malgrado, anzi, mi correggo, nostro malgrado, questa situazione potrebbe essere più vicina di quanto crediamo, pian piano potrebbe tornare ad essere protagonista della storia: anche oggi infatti, nonostante in sembianze diverse, si ri-presenta il rischio che la situazione economica e sociale si evolva ai danni delle classi produttive, condannandole inesorabilmente alla sparizione della cultura, del diritto ad acculturarsi. La crisi economica-finanziaria attuale è una crisi di sovrapproduzione e ciò costringe, da una parte, le aziende a chiudere poiché sconfitte dalla concorrenza reciproca e, dall’altra, il Governo, per evitare pericolosi rivolgimenti sociali, a collocare gli operai in cassa integrazione (ovvero, a carico della collettività, dello Stato). Ora, la ricchezza non può essere creata dal nulla, pertanto a generarla ci pensa la fiscalità generale in continuo aumento, poi la battaglia contro l'evasione fiscale ma, soprattutto, il taglio (saccheggio!) della spesa pubblica (previsto dalla spending review).
Si sa, per comune e triste esperienza, che soprattutto in tempo di crisi è il settore pubblico a farsi carico della risoluzione dei problemi del sistema produttivo nazionale, acutizzati quasi sempre e dall'incompetenza dei governanti di turno e dalla loro scarsa lungimiranza. Il settore pubblico (e al suo interno quello del pubblico impiego) è considerato da questi ultimi un "territorio di caccia" fin troppo facile da aggredire (lo sanno bene sia i politici disonesti sia quelli armati dalle più sante intenzioni), tant’è vero che questa pratica è realizzata sistematicamente al posto di tassare i grandi patrimoni o i capitali esportati illegalmente all’estero. La società civile non può allora assistere inerme a questo sciacallaggio che sottrae ricchezza alla collettività per salvaguardare gli interessi del capitale!
Sarà pure il segno dei tempi in cui viviamo ma, avendo tutti noi già appreso dal ministro Fornero che il lavoro non è più un diritto, aspettiamo fiduciosi di apprendere, tra non molto tempo, che anche l'istruzione non è più un diritto costituzionalmente garantito.
Contro queste "moderne" e "confortanti" prospettive sociali, bisogna ripetere a gran voce che la Scuola non può e non deve essere oggetto né di depauperanti accordi con le parti sociali (è il caso dell'art. 66 del disegno di legge n. 3249 riguardante l'Apprendimento permanente, in pratica un regalo del Governo ai sindacati concertativi per vincere la loro resistenza contro norme dubbie) né di riforme al ribasso come la riforma Gelmini o quella dei C.p.I.A. (Centri per l’Istruzione degli Adulti).
Convinto che solo il resistere alle manovre dismettenti lo stato sociale potrà impedire ai malintenzionati di consegnare l’Istruzione Pubblica italiana alla "Storia", chiudo con i profondi e sempre attuali pensieri di A. Gramsci, racchiusi nei "Quaderni dal carcere"5:
[…]"Si può osservare in generale nella civiltà moderna tutte le attività pratiche sono diventate più complesse e le scienze si sono talmente intrecciate alla vita che ogni attività pratica tende a creare una scuola per i propri dirigenti e specialisti e quindi a creare un gruppo di intellettuali specialisti di grado più elevato, che insegnino in queste scuole. Così, accanto al tipo di scuola che si potrebbe chiamare 'umanistica', ed è quello tradizionale più antico, e che era rivolta a sviluppare in ogni individuo umano la cultura generale ancora indifferenziata, la potenza fondamentale di pensare e di sapersi dirigere nella vita, si è andato creando tutto un sistema di scuole particolari di vario grado, per intere branche professionali o per professioni già specializzate e indicate con precisa individuazione."6
[...] "Oggi la tendenza è di abolire ogni tipo di scuola 'disinteressata' (non immediatamente interessata) e 'formativa' o di lasciarne solo un esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono pensare a prepararsi un avvenire professionale e di diffondere sempre più le scuole professionali specializzate in cui il destino dell'allievo e la sua futura attività sono predeterminate."7
[...] "Nella scuola attuale, per la crisi profonda della tradizione culturale e della concezione della vita e dell'uomo, si verifica un processo di progressiva degenerazione: le scuole di tipo professionale, cioè preoccupate di soddisfare interessi pratici immediati, prendono il sopravvento sulla scuola formativa, immediatamente disinteressata. L'aspetto più paradossale è che questo nuovo tipo di scuola appare e viene predicata come democratica, mentre invece non solo è destinata a perpetuare le differenze sociali, ma a cristallizzarle in forme cinesi."8

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1 Condorcet, "Sull’istruzione pubblica", Arti Grafiche Longo e Zoppelli – Treviso - Ottobre 1966
2 ivi pag. 31
3 ivi pagg. 34-35
4 ivi pag. 35
5 Antonio Gramsci, "Quaderni dal carcere", volume terzo , Giulio Einaudi editore – Torino – 1977
6 ivi pag. 1530
7 ivi pag. 1531
8 ivi pag. 1547


* Docente presso il Corso serale - Progetto “Sirio” - dell'IISS "G. Marconi" di Bari


Articolo già pubblicato sulla rivista online Orizzonte Scuola 

mercoledì 8 agosto 2012

ULTIMO REGOLAMENTO: SI CHIUDE TRA TRE ANNI!

Lo scorso 2 Agosto, in un incontro con i Sinadacati, è stata presentata l’ultima versione del regolamento riguardante il varo dei CPIA (per scaricarlo cliccare su “regolamento”). Il documento è stato consegnato con la previsione che sarà discusso e approvato, in seconda lettura, dal Consiglio dei Ministri del prossimo 23 Agosto per essere poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 Agosto (tempistica eccellente!).

Come si può facilmente capire, già da una rapida lettura, i contenuti sono peggiori del previsto e si conferma essere stato vano ogni appello al buon senso e al raziocinio.

Risultano evidenti:

  • la mera logica contabile tesa al taglio radicale come unico spirito guida del, così detto, rinnovamento;

  • l’atteggiamento punitivo e dissuasivo verso gli adulti che decidono di tornare in formazione;

  • la volontà di chiudere definitivamente i Corsi Serali (data stabilita per la “consegna delle chiavi” il 31 Agosto 2015)

  • l’assoluta mancanza di un disegno serio e funzionale capace di farsi carico, con reale efficacia, dell’istruzione degli adulti.

Ad esempio è punitivo e privo di lungimiranza continuare a negare il rientro in formazione a chi è già in possesso di un diploma, in quanto ovviamente bisognerebbe favorire in ogni modo la riqualificazione.

Ad esempio non è serio continuare a proporre un monte ore curriculare pari al 70% delle ore del diurno. Il 70% è solo un numero! Quando fu proposto (nella prima bozza di regolamento) al diurno le ore erano 36/38 e il 70%, pur rappresentando una pesante riduzione, lasciava comunque agli adulti 25/27 ore settimanali. Oggi, dopo la “riforma Gelmini”, le ore al diurno sono diventate 32 e continuare, ciecamente, a riproporre il 70% significa pretendere di formare diplomati con corsi di 22 ore settimanali. Ora, tutti coloro che insegnano nei corsi serali, sanno bene che, se attualmente 28 ore settimanali (con tutto il riconoscimento dei crediti formali e non formali del SIRIO) sono insufficienti a concludere i programmi, 22 ore sono semplicemente ridicole, con tutta la riorganizzazione, la modularità, la “trasfusione” e la “telepatia” che ci vogliamo mettere: è impossibile! A meno di far pagare agli utenti con una dilatazione dei loro tempi la riduzione dell’offerta. Pertanto facciamo appello ai Ministri del Consiglio di riflettere seriamente prima di approvare in seconda lettura! SI LEGGA!

Facciamo notare inoltre a tutti i colleghi la scelta dei tempi per l’approvazione di cotanto regolamento (ciliegina sulla torta) volutamente coincidente (dopo anni di attesa) con il periodo in cui le scuole non sono presidiate da quei lavoratori che più volte hanno chiesto di essere ascoltati (senza ricevere alcuna risposta) prima di ogni decisione allo scopo di apportare, con la loro esperienza sul campo, quelle correzioni capaci di evitare lo scempio.

Sia chiaro che non può bastare al Governo l’atto di aver consegnato ai Sindacati il regolamento. Tutti i sindacati CGIL, CISL, UIL e SNALS hanno accettato silenti questo regolamento, in qualche caso con compiacimento, unica la CGIL ha proferito una qualche blanda e insufficiente critica. Tutti si sono autoinvitati a prendere parte alla redazione delle linee guida ritenendo, a nostro avviso erroneamente, di poter intervenire in quella fase a raddrizzare ciò che è palesemente storto sin dalle fondamenta.

Noi diciamo con chiarezza che non ci sentiamo rappresentati da Sindacati che affrontano in tal modo il problema! E, se non vediamo cambiamenti di rotta, siamo pronti al ritiro delle deleghe.

Da questo momento siamo tutti allertati e pronti ad ogni ragionevole azione di contrasto atta a prevenire la morte della Scuola serale pubblica!

venerdì 20 luglio 2012

LIQUIDAZIONE DELLE SCUOLE SERALI: LO STILLICIDIO CONTINUA!


Siamo alle solite! Il caldo impera in un giugno-luglio tra i più torridi mai visti. Abbiamo da poco messo alle spalle l’anno scolastico 2011-2012 con l’ultimo sforzo dell’Esame di Stato sperando nel meritato riposo estivo. Ma la speranza è vana e non ci si può rilassare con le notizie dei pesanti tagli alle classi dei corsi serali che ci giungono ormai con puntualità in questo periodo in cui si delineano gli organici di diritto.

Così, da Torino, giunge la notizia che il cambio al vertice dell’USR Piemonte abbia portato un nuovo dirigente “mani di forbice”, tutto zelo e contabilità, che in un batter d’occhio ha deciso di falcidiare i corsi serali accingendosi a “potare” pesantemente le classi sino a compromettere, in molti casi, la stessa esistenza di un servizio storico e funzionante nella città emblema della classe operaia. Proprio dove, specialmente in periodi di forte crisi economica e occupazionale, si dovrebbe investire di più nell’istruzione degli adulti!

E da Ancona giungono le stesse allarmanti notizie!

Ma la doccia fredda arriva anche a noi, a Bari, inaspettatamente, con la decisione del dirigente provinciale dott. Lacoppola di non assegnare, per l’organico di diritto, tutte le classi prime dei corsi serali.

La motivazione è che dovendo tagliare 10 classi si è scelto di far pagare i “negletti” del serale (ciononostante il dott. Lacoppola vuole essere pure ringraziato per essersi opposto a tagliarne 35, come se fosse possibile per un funzionario statale disattendere a precisi ordini ministeriali e al contempo vantarsene (La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari del 27/06/2012); la verità, secondo noi, è che egli non ha potuto fare di più pur avendo avuto carta bianca!).

La stessa logica incostituzionale e fortemente discriminatoria che avevamo rimproverato appena un anno fa al dirigente provinciale di Foggia (ricordate il caso Cerignola e la lotta condotta, tra gli altri, dalla collega Maria Tattoli).

Quindi, un film già visto! La storia si ripete a conferma di un preciso piano di lenta ma continua dismissione della Scuola Serale Pubblica con la tattica del “consumo a piccoli morsi” allo scopo di non turbare molto l’utenza e i lavoratori del settore. Nel pressoché totale silenzio e nell’assoluta immobilità dei Sindacati (che in questo caso si sono limitati ad informare asetticamente i propri iscritti relegando la notizia tra le “news” (vero???!!!)).

A nulla sembrano valere gli accorati appelli, affinché non si chiudano le scuole serali, rivolti al Presidente della Repubblica, come quello del Sig. Nicola Papagna di Bari (La Gazzetta del Mezzogiorno del 7 luglio 2012 pag. 24).


Noi non ci stiamo al lento stillicidio della scuola serale pubblica!

Come corso serale avevamo chiesto la prima avendone abbondantemente i numeri, quindi la mancata assegnazione si traduce fatalmente nella negazione del diritto allo studio ad un folto numero di persone in carne ed ossa pronti a far valere i loro diritti. Noi auspichiamo che con l’organico di fatto l’insana decisione rientri. Diversamente ci vedremo costretti a spostare l’azione sul piano legale forti della clamorosa sentenza del TAR della Sardegna che per casi analoghi ha condannato l’Amministrazione a fare marcia indietro e a rifondere il danno economico.

LA STESSA AZIONE LEGALE INDICHEREMO E SOSTERREMO IN TUTTA ITALIA POICHÉ SIAMO STUFI DI AVERE UNO STATO INADEMPIENTE ATTRAVERSO I SUOI STESSI DIRIGENTI!


Nazzareno Corigliano