giovedì 21 novembre 2013

CORSI SERALI, CPIA E LA DERIVA BUROCRATICO-CENTRALISTA DELL’IDA

di Domenico Piperis*


Dopo cinque mesi dall’approvazione in Consiglio dei Ministri del Regolamento sui CPIA (D.P.R. 29.10.2012 n. 263 del 4 ottobre 2012) che, come è noto, ha ridisegnato al ribasso l’offerta formativa per l’istruzione degli adulti nel nostro Paese, il MIUR, con Decreto Interdipartimentale del 5 marzo u.s., mise in piedi un’équipe col nome di “Gruppo Tecnico IDA” (“GTI”) per affidargli l’incarico specifico di redigere le Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento.
Tale incarico, che risulta a dire il vero eccezionale poiché non menzionato in alcun luogo dello già citato D.P.R. n.263/12, evidenzia l’impasse in cui il MIUR si è ritrovato per non aver pubblicato da sé quelle Linee in tempo utile, nel corrente anno scolastico, per avviare i nove progetti assistiti di CPIA (costituiti sperimentalmente con Nota prot. n. 1231 del 19 settembre 2013 in Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia), e per applicare il Regolamento alle prime quattro classi dei Corsi serali di scuola secondaria superiore (di fatto, ciò sta avvenendo senza modificare i quadri orari previgenti, ma solo adattando i programmi alla riforma del 2° ciclo).
A fronte di ciò, la nomina del GTI appare per quello che è realmente: un disperato tentativo di presentare le Linee guida almeno prima della data fissata per la cessazione dei CTP e Corsi serali del previgente ordinamento (prevista il 31 agosto 2015).
Il tutto sembra rivelarsi paradossale: i CPIA che avrebbero dovuto essere avviati, in via sperimentale, dopo la pubblicazione delle Linee guida, sono stati avviati prima di essa e, quindi, in realtà non con lo scopo di valutarne l’efficacia e l’efficienza operativa, ma solo per cercare di fornire al GTI un qualche dato contingente da cui prendere spunto ( o, piuttosto, forse, vera ispirazione) per cominciare ad abbozzare quelle Linee. Così facendo, nulla si potrà dire di serio sui risultati conseguiti dai CPIA, avendo essi lavorato senza basarsi su direttive scritte (un vero e proprio “procedere a vista”), ma né, tantomeno, sul lavoro del GTI che si limiterà ad elaborare un mero documento descrittivo dell’attività svolta dai CPIA.
Si tratta senz’altro di un così bel pasticcio tale da farci intuire quanto difficoltoso sia porvi rimedio, infatti non è un caso che non si sappia ancora nulla sull’avanzamento dei lavori del GTI (e soprattutto sul come essi stiano procedendo), e che gli stessi CPIA già stiano mostrando preoccupanti segni di immobilismo.
Non è inutile, pertanto, provare a individuare le ragioni di fondo di questo “pasticcio”: esse sembrano radicarsi nella decisione presa dal legislatore di creare un CPIA, a mio avviso, burocratico e centralistico, cioè un CPIA più simile a un’azienda (e, per di più, a costo zero) che a una scuola autonoma, con vocazione anzitutto burocratica (basti vedere il controllo degli organici che esso eserciterà) che pedagogica. Pensare che il CPIA sia stato concepito come una rigida organizzazione gerarchica trova riscontro nel documento del MIUR, “10 passi verso i CPIA”, laddove quest’ultimo sembra essere caratterizzato proprio in tal modo, come risulta a pag. 9 dalla slide n. 3. Qui, il CPIA è delineato a mo’ di accampamento militare romano (castrum), avente al centro la sede "principale" (il livello amministrativo) circondata dalle sedi didattiche (il livello operativo) che, a loro volta, sono circondate dalle sedi territoriali (il livello formativo). Siffatto sistema viene spacciato per ciò che in realtà non è, e cioè è presentato come una “rete” di scuole, in cui a queste ultime però non è dato rivestire il ruolo essenziale che nell’ambito dell’IDA assolutamente loro spetta, e così si ritrovano ridotte ad essere generiche sedi didattiche o "punti di erogazione" del servizio (per intenderci, metaforicamente, come fossero indistinti distributori di carburante), e tale ruolo si è deciso di farlo passare in mano alle sedi territoriali (quindi a tutti, ma proprio tutti, i soggetti pubblici e privati che in qualche modo hanno a che fare con la formazione degli adulti), che assurgono a veri promotori dell’IDA, reputati capaci di stimolare, calamitare e orientare gli adulti nell’esercizio del loro diritto allo studio.
Queste, quindi, le ragioni individuabili a monte del “pasticcio-CPIA”. Proviamo ora a considerare le ragioni che ci sono a valle, in quanto da non sottovalutare affatto perché allo stesso modo di quelle si rivelano minacciose, come mostrato di seguito:
  1. la sovrapposizione di competenze nei percorsi di I livello (primo e secondo periodo) tra CPIA e Corsi serali
  2. la possibile sovrapposizione di competenze nei percorsi di II Livello tra CPIA e Corsi serali
  3. la didattica per livelli nei percorsi di II livello
  4. il problema dell’organico di diritto nelle scuole secondarie di II Grado sedi di Corsi serali
  5. la riduzione dei quadri orari dei percorsi di II livello al 70% dei corrispondenti percorsi del diurno, che va a “tagliare” la qualità dei corsi e il personale docente
In merito al primo punto in elenco, mi preme sottolineare l’irrazionalità della norma di legge che attribuisce ai CPIA la competenza sugli insegnamenti generali afferenti ai due periodi del I Livello, dopo averla sottratta ai Corsi serali che invece da sempre ne erano detentori nei percorsi del 1° e 2° anno di studi. La proposta ha un’intrinseca vocazione anti-didattica perché costringerà gli studenti ad un’estenuante pendolarismo da una “sede didattica” di un CTP (per gli insegnamenti generali) a un’altra di un Corso serale (per gli insegnamenti tecnico-scientifici), ma anche perché calpesta il principio dell’unitarietà dell’azione didattica, fondandosi essa sulla valutazione costante e collegiale dei feedbacks provenienti dagli studenti, e sulla cooperazione dei docenti per raggiungere gli obiettivi didattici comuni. Penso che tale scelta sia stata fatta dal legislatore soprattutto al fine di rendere meno traumatico e drastico il taglio degli organici dei CTP che confluiranno nei CPIA.
Nel secondo punto, vi esterno quella che è la mia personale supposizione sul come la situazione attuale ben presto potrebbe evolvere, ossia la supposizione di un aggravamento delle problematiche delineate al primo punto, legato alla possibilità che possa venire attribuita ai CPIA anche la competenza sugli insegnamenti generali del 1° periodo del II Livello, essendo già stata loro accordata quella sui similari insegnamenti del I livello (Vedi primo punto). Parlo, quindi, di un possibile rischio, in quanto se è vero che una siffatta ibridazione di competenze non è contemplata dal Regolamento, è anche vero che è tradizione del nostro Paese porre in essere il classico assalto alla “diligenza” (alias Linee guida) al fine di inserire disposizioni ad hoc che soffochino o, comunque nel migliore dei casi, circoscrivano ancor più l’autonomia dei Corsi serali, autonomia che il legislatore, grazie ai combinati disposti dell’ art. 3 comma 4 e dell’art. 4 comma 6 del Regolamento, ha voluto invece salvaguardare “incardinandoli” nei rispettivi Istituti.
I più scettici penseranno che questa mia supposizione sia soltanto una grossolana esagerazione per il sol fatto che il Regolamento non è più emendabile, ma in realtà è proprio con questo loro modo di pensare che si arriva a trascurare il pericolo rappresentato dall’insorgenza di manovre atte a svuotare la portata dell’incardinamento, a metterlo in discussione, in quanto attualmente unica roccaforte grazie a cui i Corsi serali possono sperare di continuare a operare in autonomia. Insomma, penso non sia affatto un errore credere in una tale sup-posizione, perché, tra l’altro, assistiamo all’inesausto accanimento contro questo punto del Regolamento da parte dei fautori dei CPIA, che ne parlano con disappunto reputandolo il frutto della “miopia del legislatore”, ossia l’unico responsabile dell’infrangersi di ciò che per loro sarebbe stata una grande occasione, l’occasione di unificazione, ecc. ecc. e a quale scopo dicono ciò? Facile, immaginarlo: essi auspicano che il GTI gli faccia giustizia ripristinando, a loro dire, una delle “idee più innovative” del comma 632 della Legge 296/2006, disattesa nell’ultima versione del Regolamento. Ho il sospetto che a costoro, più della micidiale riduzione di organico che, a regime, colpirà CTP e Corsi serali del “vecchio ordinamento”, spaventi l’immutata autonomia dei Corsi serali. Per questo i Corsi serali devono continuare a vigilare attentamente sui lavori del GTI, e cioè per tenere quanto più lontano il pericolo di passare dal loro’"incardinamento" nelle scuole d’origine al loro "incatenamento" ai CPIA.
La ragione inerente al terzo punto richiama una questione anch’essa molto delicata poiché, come sa soprattutto chi insegna nel triennio dei Corsi serali, non è affatto facile organizzare la didattica per livelli in presenza di studenti con crediti formativi (formali, informali e non formali) e/o debiti formativi da recuperare in itinere.
<<Quanti gruppi di livello è giusto formare? Come dovrebbe essere modificato il quadro orario per rispondere a tutte le esigenze di una didattica per livelli (concepita come superamento della didattica per classi)?>>. Veri e propri dilemmi questi, domande di non facile risposta, e intanto mentre noi ci prepariamo a porcele (nello scongiurato più atroce dei casi), aspettando che un qualche “lume” si faccia intravedere nel “buio” delle sperimentazioni in atto, il GTI farebbe bene a guardare all’esperienza più che ventennale dei Corsi serali Progetto “Sirio e “Aliforti”, per scoprire, alla fine, che non è il variabile e indistinto “gruppo di livello” ma lo stabile e definito “gruppo classe” a porre le premesse per una frequenza efficace dell’adulto poiché è in esso che egli si identifica e si relaziona.
Se le questioni già evidenziate sono spinose, altresì quella posta al quarto punto non è da meno. Infatti, che ne sarà degli organici dei Corsi serali quando questi ultimi, il 31 agosto 2015, cesseranno? E i codici meccanografici che adesso li individuano, che fine faranno, cesseranno anche loro? E, ancora, ipotizzando che ciò diverrà realtà, nell’istituto sede di Corsi serali, l’organico docente diventerà unico nello stesso modo in cui è unico, tanto per intenderci, l’organico del personale ATA? Se la risposta fosse affermativa, e, a mio parere, non potrebbe non esserlo se si vuole dare un valore pratico al concetto d’"incardinamento" - in quanto pensato appositamente per arginare la coatta dispersione delle risorse umane qualificate operanti nei Corsi serali- , sarà necessario approvare una norma che garantisca la precedenza di tale personale nell’IDA. Se, invece, la risposta fosse negativa, niente potrà impedire il lento ma inesorabile depauperamento delle risorse umane dei Corsi serali, quale miglior presagio del loro declino totale.
Infine, il caso richiamato nel quinto punto è correlato col quarto: la riduzione, operata dalla riforma, del quadro orario dalle 28 ore attuali alle 22-23 ore settimanali, comporterà inevitabilmente un taglio degli organici del 30% e una riduzione della qualità dell’offerta formativa. La soluzione da innescare al fine di placare tale “sete riduttiva” sarebbe da ricercarsi nella creazione dell’organico unico d’Istituto o, meglio ancora, dell’organico funzionale del corso serale, che stabilizzerebbe le risorse umane specializzate e, così, assicurerebbe l’ampliamento dell’offerta formativa.
È facile presagire, a fronte di tutto questo, che le Linee guida diventeranno il nuovo terreno di scontro tra le due diverse concezioni di scuola serale: quella “formativa” da una parte, e quella “formalista” dall’altra.
Alla fine, i CPIA saranno sicuramente una realtà con la quale si dovrà coesistere, un tipo di coesistenza questa che, per quanto mi riguarda, avrà solo lo scopo di prevenirne i danni e, nel caso quest’ultimi fossero inevitabili, di limitarne almeno l’importanza, come si fa con le catastrofi annunciate per tentare di porvi parzialmente rimedio.


*Domenico Piperis è docente del Corso Serale SIRIO dell'ITIS "G. Marconi" di Bari

Articolo già pubblicato sulla rivista online Orizzonte Scuola

domenica 20 ottobre 2013

IL MARÒ SALVATORE GIRONE E L’EFFICACIA DEL PROGETTO SIRIO !

Venerdì 18 ottobre 2013, presso l’ITIS “G. Marconi” di BARI, si è concluso l’esame di idoneità al quinto anno del corso di studi per il conseguimento del diploma di Perito Meccanico Capotecnico. Il candidato “speciale”, Salvatore GIRONE, fuciliere della M.M. Italiana attualmente trattenuto in INDIA in attesa di processo insieme al commilitone Massimiliano LA TORRE per le vicende che ormai tutti conoscono, ha potuto svolgere e superare brillantemente prove scritte e orali su tutte le discipline del quarto anno tramite una serie di collegamenti via SKYPE tra la sede dell’Ambasciata Italiana a Nuova Delhi e la Commissione composta dai docenti del quarta classe del Corso Serale Progetto SIRIO in cui risulta regolarmente iscritto l’alunno GIRONE.

Ciò è stato reso possibile innanzi tutto dalla volontà e dalla caparbia determinazione di Salvatore che, nonostante la grave situazione in cui tuttora si trova e l’obiettivo impedimento (indipendente dalla sua volontà) ad una normale frequenza, ha messo in atto ogni sforzo ed impegno per affermare “contro tutto” il proprio irrinunciabile DIRITTO ALLO STUDIO.

Ciò è stato reso possibile anche grazie alla grande flessibilità didattica del Corso Serale SIRIO che, oltre agli occasionali incontri di persona (che pure ci sono stati), ha consentito ai docenti di mantenere un contatto costante, via e-mail e telefono, con il proprio alunno a cui hanno potuto fornire supporto e materiale didattico oltre ad una serie di lezioni tramite collegamento SKYPE.

A questo punto, sia l’efficacia del lavoro didattico svolto sia l’innovativo protocollo messo in atto per l’esame di idoneità, dimostrano definitivamente la snellezza e la validità del Progetto SIRIO dando una chiara risposta a quanti, ingiustamente criticandolo, ne auspicano la rottamazione e la sostituzione con l’elefantiaca e inconcludente organizzazione dei CPIA.

LASCIAMO QUESTO SPUNTO DI ULTERIORE RIFLESSIONE SOPRATTUTTO AI DIRIGENTI DEL MIUR MENTRE CI CONGRATULIAMO DI CUORE CON SALVATORE GIRONE AUGURANDOGLI UN RAPIDO RIENTRO IN PATRIA CON L’AUSPICIO DI POTERLO INCONTRARE PRESTO TRA I BANCHI DI SCUOLA PER IL CONSEGUIMENTO DELL’AGOGNATO DIPLOMA.

sabato 28 settembre 2013

PARTE LA SPERIMENTAZIONE ASSISTITA DEI CPIA !

Come previsto dall’Art. 11, comma 1 del D.P.R. 263/12 (quello del regolamento per i CPIA), il MIUR avvia la sperimentazione assistita, a livello nazionale, dei CPIA istituendone 9, uno per ognuna delle seguenti regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.
Tale sperimentazione, fortemente auspicata dal Gruppo Tecnico IDA che pensa di trarne indicazioni utili alla stesura delle tanto attese linee guida, viene avviata sulla base di alcune indicazioni contenute in un documento intitolato “10 passi verso i CPIA”  che è stato pubblicato sul sito del MIUR e che potrete scaricare cliccando su (Nota prot.n. 1231 del 19 settembre 2013).  Tra gli allegati al documento si possono trovare anche le indicazioni sul monte ore stabiliti per ogni disciplina ed i quadri orario con le riduzioni previste (22/23 ore settimanali), l’assenza dell’ora di Scienze Motorie ma la presenza dell’ora di Religione.
Per quanto riguarda la Puglia, il 24 settembre scorso, presso la sede dell’Assessorato Regionale alla P. I.,  è stato presentato alle OO. SS. il progetto di sperimentazione da parte della dott.ssa Anna CAMMALLERI (dirigente vicario dell’USR Puglia) alla presenza dell’Assessore prof.ssa Alba SASSO. In tale occasione è stata notificata la scelta di assegnare la sperimentazione del CPIA alla Rete del CPIA BARI allocato c/o l’IC San Nicola, individuando come Dirigente Scolastico del CTP capofila il prof. Francesco LORUSSO, titolare del CTP “Massari-Galilei” di Bari e coordinatore della sede carceraria di Bari (Casa circondariale + Istituto penale minorile “Fornelli”). Nella mattinata del 27 settembre, sempre presso la sede dell’Assessorato Regionale, è avvenuto l’incontro con i rappresentanti di tutti i soggetti (CTP e Istituti sedi di Corsi Serali) individuati quali componenti della rete prescelta. è stato spiegato loro, la “grande importanza” di tale sperimentazione e, sinteticamente, le modalità d’avvio a partire dalla prioritaria stipula dell’accordo di rete.
La cosa, presentata come la grande novità che, al solito, risolverà ogni cosa portando immediatamente in alto ogni percentile riguardante quantità e qualità dell’Istruzione Degli Adulti (“come ci chiede l’Europa”) ma “senza ulteriori oneri per lo Stato”, ha suscitato non pochi interrogativi da parte degli intervenuti. Spesso le risposte non sono state convincenti ed in qualche caso semplicemente non ci sono state. La dott.ssa CAMMALLERI ha sostenuto “con onestà intellettuale” che alcune risposte non si possono dare perché alcune cose non sono chiare e si cercheranno chiarimenti in un prossimo incontro tecnico con alcuni membri del Gruppo Tecnico IDA.
Quindi la sperimentazione parte vacillante, notevolmente fuori tempo con l’anno scolastico già iniziato, accompagnata da una discreta dose di incertezze, dubbi ed interrogativi irrisolti. “Si richiede una buona dose di italico spirito d’avventura!” DELLA SERIE: “ALLENIAMOCI A GOVERNARE IL CAOS!

mercoledì 10 luglio 2013

TAGLI A TORINO: NUOVA EMERGENZA!

Abbiamo notizie negative da Torino dove è in atto un macroscopico drammatico taglio nei Corsi Serali della Scuola Pubblica: ben 20 classi! CON QUESTE POTATURE SI UCCIDE LA PIANTA! Ma è forse questo l'obiettivo ultimo?!
VERGOGNA!
Noi siamo solidali con i colleghi della RETE DI TORINO e pronti a condividerne le iniziative!
Il collega Carlo Morgando (della rete di Torino) insegna nel Corso Serale di un importante Istituto Tecnico dove hanno concesso solo tre classi su dieci. Lui ci ha inviato il seguente articolo che pubblichiamo integralmente.

SMANTELLAMENTO DEI CORSI SERALI:THE FINAL COUNTDOWN

Il processo che porterà alla chiusura dei corsi serali di Scuola media superiore il 31 Agosto del 2015 ha preso il là dalla Legge296 (Finanziaria del 2007) e precisamente dal comma 632 dell’art.1.
Non è secondario ricordarlo poiché, ancora una volta, si deve amaramente constatare che ogni intervento di riforma della scuola pubblica in Italia risponde ad una logica asfittica di tagli alle risorse, che colpiscono sia il personale sia la quantità e la qualità dell’offerta formativa.
Una prova evidente di questo assunto ci è stata fornita dal metodo con cui l’USP  ha proceduto nel determinare l’organico di diritto dei corsi serali operanti in Torino e provincia: si è puntato alla drastica riduzione delle cattedre di diritto, soprattutto quelle delle materie dell’area comune, attraverso un’interpretazione penalizzante della normativa volta alla cancellazione delle classi iniziali del Biennio e dei Trienni delle diverse specializzazioni. Si è inoltre ricorso alla formazione di classi  articolate per le materie dell’area comune, impedendo di fatto all’utenza di iscriversi  alla ripresa dell’A.S., come avviene abitualmente nei corsi serali, che si rivolgono alla popolazione adulta  e ai lavoratori che non sono legati ai ritmi scolastici nel decidere il rientro in formazione.
Imporre ai corsi serali la stessa procedura che si applica ai corsi diurni è una rigidità che mira all’azzeramento delle classi,  in prospettiva del passaggio ai fantomatici CPIA. E’ chiaro che se si  fa tabula rasa delle classi e dell’organico, si costringe al trasferimento al corso diurno anche tutti quei docenti che hanno maturato negli anni una specifica professionalità nel campo dell’istruzione degli adulti, alla faccia della valorizzazione delle esperienze maturate nel settore.
Che gli insegnanti e gli studenti siano trattati come scartoffie dai funzionari dell’Amministrazione  e dagli “strateghi” delle feroci “razionalizzazioni” che ormai da anni investono la scuola pubblica italiana è ormai un’ amara certezza. Così come è assodato che l’ Amministrazione ritiene che il profilo professionale del docente sia sostanzialmente indifferenziato e che ognuno di noi possa essere  riciclato a piacere su diversi incarichi.
Le prove selettive dell’ultimo concorsaccio ne sono la prova: test uguali per tutti, nessuna distinzione per il tipo di materia o il grado di scuola, una selezione che premiava le capacità di adattamento ai quiz, piuttosto che requisiti indispensabili per svolgere la delicata professione dell’insegnante.
La dequalificazione del profilo professionale dei docenti è funzionale al progetto di istruzione per gli adulti  che il Decreto Fioroni delinea con l’istituzione dei CPIA.
Corsi pensati per gli adulti, ma che escludono quei soggetti che sono già in possesso di un titolo di studio di scuola media superiore e che paradossalmente consentono l’iscrizione anche ai ragazzi di 15 anni, corsi che prevedono tre anni di corso svolti con un monte ore ridotto del 70% rispetto al diurno. Nella fase attuale non è ancora chiaro, pur essendo operante una commissione di lavoro al MIUR…, quali saranno le materie sacrificate, ma considerando come è stata gestita l’operazione formazione delle classi, con un disinvolto ricorso alle classi articolate per le materie dell’area comune, appare scontato che si voglia andare verso una scuola finalizzata all’addestramento al lavoro (quale?). Infatti nel regolamento che istituisce i CPIA si esclude ogni tipologia di Liceo oltre l’Artistico, limitando l’offerta agli istituti tecnici e professionali.
Una scelta che va nella direzione di limitare il ruolo dei Centri all’erogazione di un’offerta di istruzione (anche il termine educazione è stato cancellato) finalizzata esclusivamente al conseguimento, in tempi il più possibile accelerati, di un titolo di studio, che si presume più “spendibile” sul mercato del lavoro.  Pare di capire che proprio perché ogni figura professionale deve essere intercambiabile sul mercato del lavoro, il costo e il tempo della sua produzione devono essere ridotti all’osso, così come il suo contenuto di sapere.
Un sapere che deve limitarsi al ”saper fare” o, più propriamente, all’obbedienza e alla disponibilità, perché, qualora eccedesse ciò che è necessario a svolgere la mansione assegnata, alimenterebbe quell’elemento di eccessiva autonomia che possiamo definire “saper agire” e che un tempo si era soliti definire spirito critico.
In conclusione non è superfluo ribadire come anche questa ” razionalizzazione” di un segmento marginale, ma più volte definito strategico, del sistema scolastico e formativo sia ispirata esclusivamente ad un’arida logica contabile, che non è nemmeno più mascherata da riferimenti alla Strategia di Lisbona o inserita in un piano di riforma complessiva del sistema di educazione per tutto l’arco della vita.
Lo smantellamento in atto dei corsi serali è un ulteriore tassello dell’attacco che da anni ormai i governi di ogni colore e sfumatura portano alla scuola pubblica , ai docenti, agli studenti e ai lavoratori che in essa  trascorrono anni preziosi della propria vita, si esercita su un segmento già fortemente penalizzato applicando una normativa concepita con il preciso obiettivo di azzerare una realtà che  ha garantito alla popolazione adulta non solo la possibilità di conseguire un diploma di scuola media superiore, valido  a tutti gli effetti, come quello conseguito nella scuola del mattino, ma anche un’occasione per “rimettersi in gioco” e sottrarsi al progressivo processo di impoverimento delle proprie risorse culturali. In questo senso la scuola serale non può essere ridotta ad un diplomificio, ma rivitalizzata come presidio culturale permanente sul territorio.

Prof. Carlo Morgando - Torino

martedì 30 aprile 2013

UN SUCCESSO! IL CONVEGNO DEL 19 APRILE E L'ASSEMBLEA SINDACALE DEL 23...


Il convegno organizzato dal nostro coordinamento nazionale per la difesa e la promozione delle scuole serali pubbliche, dal titolo:

“Riordino della Scuola Serale: Regolamento e Proposte per le Linee Guida”

tenutosi il 19 aprile 2013 presso l'IISS "G. Marconi" di Bari allo scopo di fare il punto della situazione e formulare proposte, utili a limitare i danni, da presentare al GRUPPO TECNICO IDA in occasione della stesura delle linee guida; è stato molto partecipato. Erano una sessantina gli intervenuti in delegazione dai corsi serali delle province di Bari, BAT e Foggia. I lavori si sono svolti per l'intera mattinata in un clima di grande partecipazione. Il presidente, prof. Nazzareno Corigliano, ha relazionato sui punti del regolamento, che saranno oggetto dalle linee guida di cui si sta già occupando il nominato Gruppo Tecnico IDA, sollecitando interventi e proposte. Dai numerosi interventi è emersa chiara la volontà di continuare a lottare per rigettare questo riordino che, come è apparso evidente, promette solo tagli e prospetta un devastante arretramento dello Stato da questo settore dell'istruzione pubblica. Comunque si è cercato di essere propositivi e, per il protrarsi dell'interessante dibattito, si è deciso di raccogliere le proposte in un documento da presentare in occasione dell'assemblea sindacale per i serali organizzata dalla GILDA degli insegnanti per il 23 Aprile sempre presso il "Marconi".
Il 23 Aprile, dalle 17,30 alle 20,30, si è regolarmente svolta l'assemblea sindacale durante la quale i rappresentanti della GILDA dopo aver illustrato la loro piattaforma hanno dato spazio al prof. Corigliano che ha potuto leggere le proposte raccolte che sono state approvate dagli intervenuti. La GILDA si è dichiarata disponibile ad affiancare il Comitato nella lotta e a collaborare interessando il proprio rappresentante nel Gruppo Tecnico IDA.