martedì 28 aprile 2015

L’INSOSTENIBILE INCOERENZA DELL’ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

centro per l'istruzione degli adulti di Bari
La sede del CPIA di Bari
articolo già pubblicato su OrizzonteScuola.it, a cura di Domenico Piperis*

Terminate, com’è noto, il 15 febbraio u.s. le preiscrizioni on-line alla classe prima delle scuole secondarie di secondo grado, gli Uffici Scolastici Territoriali (UST) hanno richiesto alle scuole di ogni ordine e grado i dati previsionali dell’organico classi per avviare l’iter volto a definire gli organici di diritto per l’anno scolastico 2015-2016. Questa fase, per le ricadute che ha sull’organizzazione scolastica in generale (gestione soprannumerari, trasferimenti), è così importante da obbligare l’Amministrazione, in caso di errata previsione dell’organico di diritto, a porvi rimedio in sede di organico di fatto. Ciò è senz’altro positivo, ma nei fatti è poco idoneo a garantire un servizio scolastico pubblico efficiente ed efficace (ammesso che abbia ancora un senso qualificare con tali aggettivi il settore pubblico, dopo il depauperamento economico e morale che lo ha investito).

I percorsi d’istruzione di secondo livello (ex Corsi serali), pur potendo usufruire per le iscrizioni di termini di scadenza più ampi rispetto alle scuole del mattino (v. Circolare n. 51 del 18/12/2014 “Iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2015/2016” che recita: “… Il termine di scadenza per le iscrizioni ai percorsi di istruzione degli adulti è fissato di norma al 31 maggio 2015 e comunque non oltre il 15 ottobre 2015. Con successiva nota saranno fornite più precise indicazioni circa le modalità di iscrizioni e i modelli di domanda. …”), si ritrovano a dover invece rispondere alla stessa regola che governa queste ultime, con evidenti ricadute più restrittive sulla qualità del servizio scolastico offerto all’utenza adulta.

Per i corsi d’istruzione di secondo livello, incardinati nelle scuole di appartenenza, infatti, definire la pianta organica in relazione soltanto alla serie storica degli alunni iscritti non è più sufficiente se disgiunta dai periodi didattici richiesti dal nuovo assetto didattico (v. Circolare n. 34 del 1 aprile 2014 “Dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2014/2015 - Trasmissione schema di Decreto Interministeriale.” che recita: “… A partire dell'anno scolastico 2014-2015 la dotazione organica delle istituzioni scolastiche di cui all'articolo 4, comma 6, del D.P.R. 263/2012 e' definita per i percorsi di secondo livello, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), in relazione all'assetto didattico ed organizzativo di cui agli articoli 4 e 5, tenuto conto che i rispettivi quadri orari sono pari al 70 per cento di quelli previsti dai corrispondenti ordinamenti, sulla base dei dati comunicati dal dirigente scolastico dell'istituzione scolastica al competente ufficio scolastico regionale con riferimento alla serie storica degli studenti iscritti con riferimento alla Tabella D – Scuola Secondaria di secondo grado del Contingente di organico per l’anno scolastico 2014/2015 allegata. …”).

Il misconoscimento di questi periodi didattici da parte degli UST preclude l’attivazione dei relativi gruppi di livello conducendo all’automatica sottostima dell’organico classi (v. D.I. del 10/4/2014 “Linee Guida per il passaggio al Nuovo Ordinamento (Art.11, Comma 10, D.P.R 263/2012)” che al par. 3.4 -I Gruppi di livello- recita: “… Elemento fondamentale per la personalizzazione dei percorsi, che pone al centro le competenze dell’allievo adulto, è l’organizzazione per gruppi di livello. Tale organizzazione è relativa ai periodi didattici di cui all’art. 4 del Regolamento, che costituiscono il riferimento per la costituzione delle classi e possono essere fruiti anche in due anni scolastici. ...”).

I Corsi serali, obbligati come sono a stimare anzi tempo l’organico classi, riescono a malapena a farsi autorizzare, nell’organico di diritto, le classi del triennio, ma mai anche le classi del biennio (salvo a provvedervi, come già detto, con l’organico di fatto ma con esiti così incerti che se la cosa si concretizzasse per davvero avrebbe quasi del prodigioso), così minando la coerenza del corso di studi poiché a settembre non sarà possibile attivare il primo periodo didattico e i correlati gruppi di livello. E pensare che proprio i gruppi di livello avrebbero dovuto rappresentare fin dallo scorso anno scolastico lo scenario didattico più innovativo dell’IDA riformata.

L’incoerenza tra ciò che le Linee Guida dicono e la prassi amministrativa è così insostenibile che si fatica a credervi, ma di fatto essa costringe i Corsi serali in una sorta di “sospensione temporale” laddove il “nuovo” tarda a vedersi e il “vecchio” ancora indugia a lasciare il posto al primo (… ma alla fine come potrebbe farlo?). Questo è il senso racchiuso all’interno del titolo, perché se non la si vuole chiamare incoerenza come altro potremmo inquadrarla?

Può sembrare paradossale ma penso che proprio l’organico sarà il tallone d’Achille dell’IDA riformata, così essa, mentre cerca con fatica di adeguarsi alle nuove regole (nonostante le Linee Guida siano state diramate più di un anno fa), si troverà sicuramente ancora impreparata il 31.8.2015, data che il Regolamento ha sancito per la cessazione dei Corsi serali del “vecchio ordinamento”. Infatti, da quando i CPIA hanno cominciato ad operare –cioè fin dall’a. s. 2012-2013, anche se in via sperimentale- nulla di ciò che le Linee Guida avevano delineato (patto formativo, gruppi di livello, strutturazione delle UDA capitalizzabili, certificazioni, formazione on-line, flessibilità dell’anno scolastico e dei periodi didattici, ecc.) è stato realizzato (fatta salva la riduzione degli organici, unica cosa che finora ha funzionato davvero bene).

È utile, pertanto, comprenderne più a fondo le ragioni di tutto questo, partendo proprio da una riflessione sui periodi didattici e sulle problematiche che scaturirebbero se ne fosse negata l’attivazione.

Stabilito che per gruppo di livello debba intendersi un’aggregazione di studenti aventi uguali bisogni formativi, riconosciuti dopo un’accurata indagine sul loro pregresso sia scolastico che lavorativo e formalizzati nel “patto formativo” individuale, è logico ipotizzare che senza i periodi didattici non sarebbe possibile costituire i relativi gruppi di livello e, conseguentemente, neanche stabilire il numero di classi in organico.

Entrando nel merito della questione, messi da parte i CPIA, che non sono riusciti a produrre nulla di significativo sul fronte dell’auspicata ottimizzazione del settore (evitando di parlare del caos organizzativo in cui si dibattono), avrebbero dovuto essere proprio gli UST, a mio parere, a fare un po’ di chiarezza, anziché con incredibile insipienza agire complicando ulteriormente il processo di riforma. Gli UST dovrebbero cogliere l’esigenza organizzativa dei Corsi serali di avviare tutti i periodi didattici compreso il primo perché, impedendone nell’organico di diritto la costituzione, si avrebbero ripercussioni negative sulla carriera degli studenti che, se in possesso solo della certificazione del primo periodo didattico del primo livello, verrebbero privati della possibilità di acquisire la certificazione necessaria per il passaggio al secondo periodo didattico del secondo livello.

E pensare che per poter avviare un periodo didattico basterebbero 25 alunni per ogni periodo (v. Circolare n. 36 del 10 aprile 2014 “DPR 263/12 a.s. 2014/2015: Istruzioni per l'attivazione dei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (CPIA) e per la determinazione delle dotazioni organiche dei percorsi di istruzione degli adulti di primo livello [art. 4, comma 1, lett. a)], di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana [art. 4, comma 1,lett. c)] e di secondo livello (art. 4, comma 1, lett. b)]. Trasmissione Schema di Decreto del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze.” che, al par. “B.4 Percorsi di secondo livello – assetti didattico-organizzativi” recita: “I percorsi di secondo livello di Istruzione tecnica, di Istruzione professionale e di Liceo artistico di cui al D.P.R. 29 ottobre 2012, n. 263, art. 4, comma 1, lettera b) sono articolati in tre periodi didattici strutturati come indicato all'art. 4, comma 3.

Come previsto dalla Circolare n. 34 del 1 aprile 2014, il primo e il secondo periodo didattico possono essere attivati con almeno 25 studenti; il terzo periodo didattico che si identifica con la classe terminale, al fine di garantire la necessaria continuità didattica nella fase finale del corso di studi, può essere costituito con un numero pari ai secondi periodi didattici purché comprendano almeno 10 studenti.

Al fine di assicurare lo svolgimento dei corsi di cui al citato art. 4, comma 1, lettera b), in particolare, l'avvio del primo e del secondo periodo didattico per gli indirizzi di studio coerenti con le specifiche esigenze delle diverse realtà territoriali, è possibile derogare dal numero di 25 alunni, purché si adottino assetti didattico-organizzativi che consentano di rientrare nei limiti di spesa previsti, con una più razionale utilizzazione delle risorse umane mediante:

a. l'aggregazione di studenti di indirizzi, articolazioni e opzioni diversi della stessa tipologia di istituzione scolastica: tecnica o professionale o artistica per le discipline comuni: "Lingua e letteratura italiana", "Lingua inglese", "Storia", "Matematica" per il primo, secondo e terzo periodo didattico e altre eventuali discipline comuni;

b. l'aggregazione di studenti di indirizzi, articolazioni e opzioni diversi dell'istruzione tecnica per "Diritto ed economia", "Scienze integrate (Fisica)", "Scienze integrate (Chimica)", "Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica", "Tecnologie informatiche" per il primo periodo didattico;

c. l'aggregazione di studenti di indirizzi, articolazioni e opzioni diversi dell'istruzione professionale per le discipline di indirizzo comuni del primo biennio;

d. l'aggregazione di studenti di indirizzi diversi di liceo artistico per le discipline di indirizzo comuni del primo biennio, del secondo biennio e dell'ultimo anno;

e. l'aggregazione di studenti della stessa tipologia di istituzione scolastica: tecnica o professionale o artistica, di diversi indirizzi, articolazioni e opzioni per unità di apprendimento comuni alle discipline dei diversi indirizzi, articolazioni e opzioni.”

In che modo definire, a fronte di tutto ciò, la negazione della formazione delle classi del primo periodo didattico se non come un “indebito atto amministrativo”?

Se i Corsi serali non possono attivare il primo periodo didattico non possono nemmeno rilasciare la certificazione prescritta dalla normativa per il passaggio degli studenti dal primo al secondo periodo didattico del secondo livello. Come potrebbero agire, allora, i Corsi serali per risolvere il problema della mancata attivazione del primo periodo didattico? Nel rispondere a tale interrogativo considererò tutte le opzioni possibili, persino quelle improbabili:
1) rifiutare l’iscrizione dell’adulto;
2) inserire comunque l’adulto in una classe del secondo periodo didattico;
3) attivare corsi di riallineamento.
La prima opzione –intrinsecamente provocatoria– non è praticabile, perché costringerebbe l’adulto o a rinunciare agli studi o a rivolgersi a un istituto privato, ma in questo caso con oneri per lui intollerabili che potrebbero semmai essere sopportati solo se compensati da una significativa riduzione dei tempi di conseguimento del diploma.
La seconda non è ugualmente praticabile da parte di un Corso serale che operi con serietà, poiché pur potendo esso concedere la certificazione mediante un generico esame di ammissione, lo farebbe ben sapendo di concederlo a un adulto con competenze nemmeno lontanamente paragonabili a quelle raggiungibili alla fine del primo periodo didattico, e ciò quindi porrebbe quel Corso serale nella condizione di commettere il reato di falso in atto pubblico.
L’unica ipotesi fattibile sarebbe la terza, ma anche in questo caso vi sono difficoltà non trascurabili. Infatti, facciamo l’ipotesi di un adulto che, interessato soprattutto al conseguimento di un diploma del percorso di secondo livello, sia privo anche del titolo del percorso di primo livello. Egli, quindi, dovrebbe conseguire prima tale titolo presso il CPIA e poi la certificazione di superamento del primo periodo didattico del secondo livello presso un Corso serale, per essere poi ammesso alla frequenza del secondo periodo didattico del secondo livello. Ma come potrebbe costui acquisire la certificazione se il Corso serale non può attivare il primo periodo didattico?

Qui, subentra il “patto” tra CPIA e Corsi serali, atto ad aggirare l’ostacolo.

Infatti, la certificazione verrebbe fatta conseguire in due tempi, vale a dire prima frequentando il secondo periodo didattico del primo livello presso il CPIA, acquisendo con ciò le competenze nelle materie generali, e poi frequentando corsi di riallineamento creati ad hoc presso il Corso serale, acquisendo le competenze nelle materie specifiche di indirizzo. Purtroppo, pur mettendo da parte i dubbi più che fondati circa la validità didattica di siffatti corsi di riallineamento (del resto poco fattibili a fronte delle scarse risorse a disposizione delle scuole, e comunque insufficienti a svolgere tutte le ore previste dal primo periodo didattico) anche questa terza ipotesi non sarebbe più praticabile alla luce delle ultime disposizioni ministeriali, cioè della Circolare n. 28 del 10 gennaio 2014 e della Circolare n. 6 del 27/02/2015 stabilenti che gli adulti se hanno manifestato la volontà di proseguire gli studi per il conseguimento del diploma del secondo ciclo, devono iscriversi al primo periodo del secondo livello e non essere indirizzati dal CPIA alla frequenza del secondo periodo del primo livello.

Infatti la Circolare n. 28 del 10 gennaio 2014 “ Iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2014/2015.” asserisce che: <<… In attesa della definizione delle linee guida, applicative del Regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012, n. 263, si fa riserva di fornire istruzioni in relazione alle iscrizioni ai percorsi di istruzione per gli adulti, il cui termine di scadenza resta fissato al 31 maggio 2014. In ogni caso, a partire dall’a. s. 2014/2015, i corsi erogati, compresi quelli che si svolgono presso gli istituti di prevenzione e pena, sono riorganizzati nei percorsi di cui al DPR n.263/2012: a) percorsi di istruzione di primo livello; b) percorsi di istruzione di secondo livello; c) percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana. Ai percorsi di istruzione di primo livello, destinati agli adulti anche stranieri, possono iscriversi anche coloro che hanno compiuto il sedicesimo anno di età e che non sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, in coerenza con quanto previsto dall’art.3, commi secondo e terzo, del D.M. n.139/2007. Ai percorsi di istruzione di secondo livello (ex corsi serali), destinati agli adulti anche stranieri, possono iscriversi anche coloro che hanno compiuto il sedicesimo anno di età e che, già in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, dimostrino di non poter frequentare il corso diurno.>>

Mentre, ancora più esplicitamente, la Circolare n. 6 del 27 febbraio 2015 “Iscrizioni ai percorsi di istruzione per gli adulti a.s. 2015/2016.” afferma che: <<… Nel prossimo anno, dunque, i percorsi di primo livello e i percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana sono realizzati dai CPIA; i percorsi di secondo livello, invece, sono realizzati dalle istituzioni scolastiche di secondo grado presso le quali funzionano i percorsi di istruzione tecnica, professionale e artistica, rimanendo in esse incardinati, a tal fine individuate nei piani di dimensionamento definiti dalle Regioni. Pertanto, dall'a.s. 2015/2016 gli adulti (coloro che hanno compiuto i 18 anni d'età) che, avendone titolo, intendono conseguire un diploma dell'istruzione tecnica o professionale o artistica, dovranno iscriversi alle istituzioni scolastiche presso le quali sono incardinati i corrispondenti percorsi di secondo livello che provvederanno tempestivamente a trasmettere la domanda di iscrizione in copia al CPIA di riferimento; gli adulti, invece, che intendono conseguire il titolo di studio conclusivo del primo ciclo o il titolo attestante la conoscenza della lingua italiana a livello A2 o che intendono sviluppare e potenziare le competenze di base connesse all'obbligo di istruzione dovranno iscriversi direttamente ai CPIA. …>>.

Se tutto ciò che si è detto sinora non dovesse bastare a dare il senso del conflitto fra prassi amministrativa e indicazioni ministeriali, ci sarebbe in realtà anche da porre all’attenzione un altro caso di incoerenza che coinvolge i docenti dichiarati soprannumerari per effetto della riduzione dei quadri orari dei Corsi serali dalle 28 ore/sett. del vecchio ordinamento alle 22 h/sett della “riforma” (pari al 70% dei corrispondenti corsi diurni), trasferiti d’ufficio anziché essere mantenuti in organico d’istituto. Eppure, a tal riguardo, la normativa parla chiaro perché, prevedendo un tale esito, ne disponeva il loro mantenimento in organico d’istituto (v. la già citata Circolare n. 34 del 1 aprile 2014 “Dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2014/2015 - Trasmissione schema di Decreto Interministeriale.” o la Nota prot. n. 6753 del 27 febbraio 2015 - “Dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2015/2016 - Trasmissione schema di Decreto Interministeriale.” che recitano:<<… Per quanto riguarda i percorsi di secondo livello (ex-corsi serali), che rimangono incardinati presso gli istituti di secondo grado, la prevista riduzione dei quadri orari, il cui monte ore sarà pari al 70% dei corrispondenti corsi diurni, non comporterà riduzione alla dotazione organica e le eventuali economie potranno essere utilizzate, prioritariamente, per lo sviluppo dei percorsi di secondo livello e, in via subordinata, per altre esigenze delle istituzioni di secondo grado.>>.

Altro che sviluppo dei percorsi di secondo livello, bisognerebbe parlare piuttosto di sottosviluppo di essi, perché è a questo stato che si stanno riducendo i Corsi serali in nome del contenimento della spesa pubblica (vedi contingente di organico regionale).

È evidente, alla luce di tutto questo, che gli UST dovrebbero favorire e non ostacolare l’attivazione del primo periodo didattico dei percorsi di secondo livello, a meno che non vogliano di proposito indebolire l’impianto riformatore dell’IDA già di per sé deficitario. Intanto il MIUR, benché in ritardo rispetto ai tempi che sarebbero stati necessari per levare i CPIA dallo stato di stallo in cui versano, ha avviato, con Nota prot. n. 2276 del 18/03/2015 “Misure nazionali di sistema, ex art. 11, co. 10, DPR 263/12: Piano Attività per l’Innovazione Dell’Istruzione degli Adulti (PAIDEIA) – Avvio attività”, seminari interregionali, per fare il punto della situazione e dare impulso alla riforma. Ma, ci riuscirà? Vedremo come andrà a finire. Intanto registriamo che gli esiti finora raggiunti sono non solo deludenti, ma anche in controtendenza rispetto agli obiettivi fissati nelle Linee Guida e, infine, sicuramente indignitosi per un Paese civile.


(*) docente presso il Corso serale - Progetto “Sirio” - dell'IISS "G. Marconi" di Bari, membro di direzione del Comitato per la Difesa e la Promozione delle Scuole Serali Pubbliche

martedì 14 ottobre 2014

AS 2014/2015, “PARTONO” I CPIA !?

Abbiamo atteso che iniziasse questo A.S. 2014/2015 con la sincera speranza che i fatti smentissero le nostre più nere previsioni a proposito del riordino dei Corsi Serali e dell’Istruzione degli Adulti in generale.
Abbiamo ingenuamente immaginato che, dopo averlo a ragione contrastato, tale riordino partisse almeno con tutte le carte in regola:
-        con la struttura sistemata ed il personale opportunamente aggiornato;
-        con le reti di servizio tra i vari soggetti scolastici avviate e ben consolidate;
-        con le commissioni per il patto formativo individuale già formate ed operanti;
-        con i libretti personali e i patti formativi individuali già sottoscritti ed in mano agli studenti;
-        con le linee guida chiare su cui veniva illustrato almeno un esempio di organizzazione didattica per gruppi di livello;
-        ecc.
Insomma, abbiamo ritenuto, come è normale e giusto ritenere, che si partisse almeno essendo preparati e pronti!
Questa nostra ingenua illusione poggiava sul fatto che era legittimo aspettarsi risultati efficaci dal lavoro del Gruppo Tecnico IDA (per le linee guida) e dalla “Sperimentazione Assistita” con cui, nel corso dell’a.s. 2013/2014, si è voluto provare sul campo l’organizzazione di nove CPIA scelti in altrettante Regioni del territorio nazionale.
Ora, il Gruppo Tecnico Ida si è rivelato la proverbiale montagna che ha partorito il topolino. Se diamo un’occhiata alle linee guida (e noi ce le siamo addirittura studiate) appaiono minimali e di scarsa utilità pratica mentre ci si aspettava che fosse uno strumento chiarificatore di tanti punti del Regolamento. Vi troviamo un’accozzaglia di ovvietà, la ripresa di concetti triti e ritriti, la ripetizione degli stessi concetti, tal quale (copia e incolla), già presenti nel Regolamento. L’unico apporto operativo e concreto è rappresentato dalle tabelle su cui viene dettagliata la suddivisione delle ore per le varie discipline  (per ogni specializzazione) derivanti dall’abbattimento al 70% delle ore dei corrispondenti corsi diurni, per il qual risultato, meramente contabile, certamente non era necessario un consesso di Esperti. Ad esempio, è inutile che sulle linee guida si ribadisca che il 20% dei percorsi si possano fare anche on-line (questo ce lo dice già il regolamento), in esse sarebbe stato opportuno scrivere in che modo, con quali mezzi, in quali periodi, con quali docenti e per quali utenti. Ancora, è inutile ribadire l’opportunità di organizzare la didattica modulare non più per classi ma per gruppi di livello (il principio è già espresso nel regolamento); occorreva chiarire definitivamente il concetto scrivendo come superare l’organizzazione per classi (quando ancora gli organici vengono assegnati in funzione di queste) indicando con esempi concreti l’organizzazione dei gruppi di livello. Sappiamo bene (per averci provato) che è veramente difficile progettare ciò ma proprio per questo l’assenza di indicazioni concrete sulle linee guida contraddice la funzione delle stesse. E poi, piuttosto che indicare i titoli di quanto andava inserito sul libretto personale dell’alunno, dalle linee guida ci si aspettava un concreto modello di libretto e magari la concreta indicazione delle modalità di individuazione e verifica dei crediti formativi. Risulta chiaro che senza questi concreti contributi le linee guida non assolvono il loro compito, appunto, di guida al processo di riordino.
Abbiamo il sospetto che la critica da noi espressa fosse già nella consapevolezza dello stesso Gruppo Tecnico (o almeno, per onestà intellettuale, nella mente dei suoi maggiori esponenti) se, come è vero, partì da loro l’esigenza e la proposta della sperimentazione assistita forse con la speranza che emergessero dal territorio le soluzioni concrete atte a colmare le lacune delle linee guida.
I risultati delle sperimentazioni assistite non sono a tutti noti, o non ci sono o sono insignificanti o disomogenei, in ogni caso sicuramente inutili altrimenti si sarebbero precipitosamente riversati, quale modello da seguire, nelle singole istituzioni scolastiche. Le sperimentazioni assistite, certamente, un risultato lo hanno mostrato e cioè la grandissima difficoltà (praticamente una “missione impossibile”) a porre in atto il modello organizzativo previsto oltretutto “senza oneri per le Finanze Pubbliche” e quindi, semmai, la logica conseguenza sarebbe dovuta essere quella di soprassedere e studiare un’altra forma di riordino per migliorare la qualità dell’Istruzione degli Adulti. Ma si è deciso di compiere comunque il salto nel buio!
Noi abbiamo seguito più da vicino la sperimentazione in Puglia partecipando a tutti i convegni ed eventi mediatici messi in atto per diffondere entusiasmo fuori luogo ed inopinato ottimismo. Il risultato ad oggi (con l’anno scolastico ormai abbondantemente avviato) è che i CPIA individuati dalla Regione Puglia non hanno ancora un codice meccanografico, ad essi sono stati assegnati Dirigenti o di prima nomina o di scarsa esperienza e, persino il primo e, almeno inizialmente, entusiasta Dirigente del CPIA sperimentale, da tutti ritenuto, come era logico, il naturale prosecutore della sua esperienza con la dirigenza del 1° CPIA di Bari, è stato sostituito, non si sa perché, da un altro Dirigente. I docenti dei CTP continuano a dipendere amministrativamente dagli Istituti di provenienza. Quindi questi CPIA sono colpevolmente fermi, le reti territoriali di servizio, individuate solo sulla carta e attraverso una scandalosa suddivisione territoriale basata unicamente sulla consistenza numerica dei soggetti ma senza alcun riguardo alle distanze ed alle contiguità di zona (suscitando il disappunto ed il malcontento generale anche perché i promessi 4 CPIA a Bari si sono ridotti a 2), non sono mai state avviate di fatto. Tutto tace. Non ci sono indicazioni. Nessuno assume responsabilità. Come se non fosse cambiato nulla. Salvo che nel frattempo l’anno è cominciato con la riduzione d’orario fino alle classi quarte mentre, per le quinte la scelta tra vecchio orario ed orario ridotto era facoltativa, tanto per aggiungere, con qualche grado di libertà in più, confusione a confusione. Inoltre la decimazione delle cattedre c’é stata ed è stata pesantissima. Nonostante quanto previsto nella C.M. n. 36 del 10/04/2014 e cioè “...per i percorsi di secondo livello (ex corsi serali)...la prevista riduzione dei quadri orari...non comporterà riduzione della dotazione organica e le eventuali economie potranno essere utilizzate prioritariamente per lo sviluppo dei percorsi di secondo livello e in via subordinata per altre esigenze delle Istituzioni di Secondo Grado.”, abbiamo assistito al trasferimento di docenti del Corso Serale in cui insegno in altra sede lasciando una penuria di organico tale da compromettere seriamente un’adeguata organizzazione e lo sviluppo dei nuovi percorsi come, ad esempio, l’avvio di quei percorsi di eccellenza più brevi riservati ai i capaci e meritevoli e a chi è in possesso di molti crediti formativi (come richiederebbero sia il Regolamento che le linee guida con i così detti gruppi di livello). Ad ulteriore aggravamento della situazione è intervenuto l’USR Puglia che operando tagli indiscriminati (per ridurre la spesa pubblica quando ancora ci riecheggiava nei cervelli l’annuncio del Premier RENZI che avrebbe investito sulla scuola) ha preso di mira prioritariamente i Corsi Serali azzerando i primi bienni per cui non si capisce chi e su quali basi deve certificare l’assolvimento del primo periodo didattico del secondo livello. Di questo sono diretto testimone poiché al Corso Serale dove presto servizio non è stata concessa la prima classe nonostante il consistente numero di iscritti la maggior parte dei quali si sono presentati puntualmente a scuola fin dal primo giorno. Ci stiamo ancora amaramente chiedendo se è questo il riconoscimento del merito a questo Corso Serale (dichiarato dallo stesso MIUR) per aver saputo condurre al conseguimento del diploma il marò SALVATORE GIRONE (trattenuto in INDIA per le ormai notissime vicende) grazie al notevole impegno (anche extrascolastico) dei suoi docenti per la necessaria attività didattica on-line; grazie alla perfetta organizzazione da loro studiata e messa appunto (per la prima volta) dell’Esame di Stato on-line; grazie alla indubitabile bravura dell’eccezionale candidato ma anche, e soprattutto, grazie alla flessibilità del Progetto SIRIO che, opportunamente utilizzata come in questo caso, si è dimostrata vincente. La risposta che ci viene più ovvia è la constatazione che in questo Paese è, da tempo, in atto la gara a distruggere ciò che funziona e a demotivare chi lavora. In questo generale stato di abbandono ogni Istituzione Scolastica si arrangia come può. Ogni Istituzione Scolastica, in assenza di chiare direttive, è costretta ad interpretare a suo modo, magari a seconda delle proprie esigenze o convenienze, quanto previsto dal Regolamento che è ormai legge dello Stato. Così aumenta la confusione, il disorientamento, l’ingiustizia e la percezione di una diffusa illegalità. Vediamo Corsi Serali che, inopinatamente espropriati del primo biennio e con le famose Commissioni non ancora definite ed operanti, sono praticamente costrette ad accogliere tutti in terza anche in assenza della prevista certificazione. Ciò configurandosi quale ingiusta disparità di trattamento con quanto avviene o potrebbe avvenire per gli alunni di altri Corsi Serali. Poi ci sono quelli che, attraverso una larga interpretazione di quanto effettivamente previsto dal Regolamento solo per i più capaci e meritevoli, promettono, nei loro manifesti informativi, improbabili riduzione dei tempi. Alla faccia della serietà degli studi, di tutte le belle parole profuse sul miglioramento della qualità dell’Istruzione degli Adulti e, soprattutto, alla faccia della tanto strombazzata necessità di introdurre finalmente la “meritocrazia” in questo Paese. Ma ormai ci stiamo abituando a vederci proiettati in pratica, con ogni nuova riforma, esattamente nel verso opposto a quello dichiarato a parole e nelle intenzioni.
Abbiamo pensato, anche sperato, che la situazione descritta fosse solo in Puglia ma, consultando molti colleghi in tutta Italia, giungiamo alla conclusione che purtroppo la possiamo considerare abbastanza generalizzata.
Allora ci vengono alla mente tutti i momenti in cui abbiamo previsto e messo in guardia pubblicamente tutti sulla catastrofe a cui andavamo incontro. Pensiamo a tutte le volte in cui abbiamo denunciato che l’unico vero obiettivo di tale riordino era contabile (unico obiettivo sicuramente già raggiunto) e che nulla importava seriamente della qualità dell’I.D.A.. Non è un caso se anche i più strenui difensori (commoventi ingenui sognatori) di questo stravolgimento si dimostrano delusi di come siano andate le cose.
Per il bene del nostro Paese, della Scuola Serale Pubblica, dei nostri alunni e per amore del nostro lavoro, abbiamo sinceramente sperato di risultare, nei fatti, appartenenti alla schiera dei “gufi”, inguaribili pessimisti che vedono tutto nero, e a quella delle “cassandre” che prevedono sciagure. Ma i fatti ci consegnano, purtroppo, alla schiera dei “chiaroveggenti” e la cosa che ci lascia sgomenti è la constatazione di quanto sia facile smascherare la malafede o prevedere il fallimento di costoro che pretendono di governarci e di progettare il nostro futuro!
Nazzareno Corigliano*
* Presidente del Comitato per la Difesa e la Promozione della Scuola Serale Pubblica e Docente del Corso Serale SIRIO dell’IISS “G. Marconi” di Bari

mercoledì 16 aprile 2014

BARI: LETTERA DEL PROF. GIOVANNI DI PINTO SULLA GESTIONE DEL PERSONALE DOCENTE NELLE SCUOLE CARCERARIE

Il prof. Giovanni Di Pinto, attraverso il racconto del proprio vissuto, evidenzia i punti deboli dell'attuale sistema normativo afferente la gestione del personale docente destinato all'educazione degli adulti nei reclusori italiani.
La lettera, che egli ha inviato al Comitato, viene volentieri qui di seguito pubblicata.



" Gentilissimi Colleghi,
salve sono il Dott. Giovanni Di Pinto. Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione la questione del titolo che consente a noi docenti di scuola primaria  di accedere al ruolo speciale carcerario (tipologia di posto: "QN"). A tal fine, Vi ricordo alcuni articoli del nostro CCNL 2006/2009. L'art. 63 del CCNL comparto scuola 2006/2009 al c. 1) stabilisce che la formazione in servizio si realizza anche attraverso strumenti che consentono l'accesso a percorsi universitari, per favorire l'arricchimento e la mobilità professionale mediante percorsi brevi finalizzati ad integrare il piano di studi con discipline coerenti con le nuove classi di concorso e con profili considerati necessari secondo le normative vigenti. Il Testo Unico dell'ordinamento scolastico, il D.LGS. n° 297/94 al quale fanno sempre riferimento, i diversi CCNI e le ordinanze sulla mobilità,all'art. 135 istituisce un ruolo speciale per l'insegnamento nelle carceri al quale il docente di scuola primaria può accedere se in possesso di un apposito CORSO DI SPECIALIZZAZIONE ISTITUITO E AUTORIZZATO D'INTESA CON IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. IN PRATICA ATTRAVERSO TALI CORSI (CHE NON VENGONO PIU' FATTI DAL 1998, una vera vergogna!!) IL DOCENTE DI SCUOLA PRIMARIA PUÒ CHIEDERE IL PASSAGGIO AL RUOLO SPECIALE, UN RUOLO IDENTIFICATO CON LA SIGLA "QN". L'ART. 64 DEL CCNL COMPARTO SCUOLA 2006/2009  AL COM. 8 AFFERMA CHE LA FORMAZIONE DEI DOCENTI SI REALIZZA ANCHE MEDIANTE L'ACCESSO  A PERCORSI UNIVERSITARI BREVI FINALIZZATI ALL'INTEGRAZIONE DEI PIANI DI STUDIO IN COERENZA CON LE ESIGENZE DERIVANTI DALLE MODIFICHE DELLE CLASSI DI CONCORSOI E DEGLI AMBITI DISCIPLINARI. AL C. 9, del medesimo articolo citato, SI STABILISCE IL MINISTERO RICERCHERà TUTTE LE UTILI CONVERGENZE CON LE UNIVERSITÀ ITALIANE PER FAVORIRE L'ACCESSO AL PERSONALE INTERESSATO, IVI COMPRESO IL RICONOSCIMENTO DI CREDITI FORMATIVI. AL C. 12, sempre del medesimo articolo, si dice che PER GARANTIRE EFFICACIA NEI PROCESSI DI CRESCITA PROFESSIONALE E PERSONALIZZARE I PERCORSI FORMATIVI SARANNO FAVORITE LE INIZIATIVE CHE FARANNO RICORSO ALL'APPRENDIMENTO IN RETE CON LA PREVISIONE DI "PARTICOLARI FORME DI ATTESTAZIONE E DI VERIFICA DELLE COMPETENZE". L'ART. 67 DEL MEDESIMO CCNL COMPARTO SCUOLA 2006/2009 AL C. 2 sottolinea CHE SONO SOGGETTI QUALIFICATI PER LA FORMAZIONE DEL PERSONALE DELLA SCUOLA LE MEDESIME ISTITUZIONI SCOLASTICHE (che potrebbero, eventualmente, subentrare COME PARTNER IN QUANTO LUOGHI FISICI CHE OSPITANO I DOCENTI), LE UNIVERSITA', GLI ISTITUTI PUBBLICI DI RICERCA.
P.Q.M, credo che sia opportuno, per esempio, istituire dei CORSI DI ALTA FORMAZIONE che consentano ai docenti di attivare i laboratori di italiano L2 negli istituti di pena per adulti e prima ancora di ACQUISIRE LA TITOLARITA' SU QUEI POSTI CHE OGGI SONO IDENTIFICATI E CENSITI DAL MIUR CON LA SIGLA "QN". CREDO, PERO', SIA OPPORTUNO RICHIEDERE AI DOCENTI CHE INTENDONO PARTECIPARE A TALI CORSI DI ALTA FORMAZIONE UN MINIMO DI REQUISITI DI ACCESSO; PER ESEMPIO, L'AVER PRESTATO SERVIZIO PER ALMENO 2 ANNI PRESSO UN CARCERE PER ADULTI, IL POSSEDERE UN CORSO POST LAUREA SULL’ITALIANO COME LINGUA SECONDA, L’ABILITAZIONE IN LINGUA INGLESE ALMENO DI LIVELLO B1, L'AVER PRODOTTO PUBBLICAZIONI INERENTI I CORSI PER ADULTI NEL CONTESTO DETENTIVO; ciò al fine di aver un substrato di competenze basilari sul quale poter costruire qualcosa di solido. Ho letto il CCNI sulla mobilità 2014/2015 e,a quanto pare,i posti di scuola primaria attivati nelle carceri non sono disponibili per le operazioni di mobilità!! Non vi sembra un paradosso in questo momento storico nel quale stanno venendo alla luce i CPIA?? Un momento nel quale  la stessa c.m  n°34 del 1 aprile 2014 ribadisce,nel paragrafo dedicato all’Istruzione degli Adulti, a chiare lettere che i corsi della scuola dell’obbligo attivati negli istituti di pena devono essere inequivocabilmente ricondotti ai percorsi di cui all’art. 4 comma 1 lettera c), ovvero ai percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana,cioè i corsi di lingua italiana come lingua seconda(italiano L2)!!!!Cerchiamo di far luce su tale dilemma. I posti di scuola primaria facenti parte del carcere sono incardinati nell'organico (prima) dei CTP ed ora dei CPIA!! L'art. 1 dell'O.M. n° 455 del 1997 lascia ben comprendere che i posti attivati presso gli istituti di pena appartengono ai CTP.  Ma  i vari UST, compreso quello di Bari, sostiene che i posti di scuola primaria attivati presso gli istituti di pena appartengono ai circoli didattici; se ciò fosse vero ,allora sulla mio cedolino non  dovrebbe esserci la dicitura “SMS …”! Ciò dimostra che i posti di scuola primaria attivati nelle carceri appartengono ai CTP; per cui allo stato attuale i percorsi  d’istruzione degli adulti ( primaria e secondaria di 1° grado)sono incardinati in alcune scuole medie che sono anche sedi di CTP!!! LEGGENDO la c.m. n° 34 del 1 aprile 2014 al paragrafo inerente l’Istruzione degli adulti è espressamente detto che i corsi attivati negli istituti di pena sono da ricondursi ai percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana (A1 e A2). La pubblicazione del DPR 263 del 29 ottobre 2012 sulla G.U. del 25/02/2013 ha reso pienamente attuativo il D.M. 25 ottobre 2007, nel quale l’art. 7 comma 1) del D.M. 25 ottobre del 2007 stabilisce che l’assegnazione dei docenti ai centri può avvenire anche attraverso la valorizzazione di appositi titoli culturali ed esperienze professionali maturati nel settore,mentre l’art. 9 comma 3)  sancisce che i 2 docenti della scuola primaria debbono possedere la competenza per l’insegnamento di una lingua straniera (del resto, con l’utenza non autoctona dei ctp l’insegnamento della lingua italiana si configura come seconda lingua; ecco spiegato il motivo per cui si parla di italiano L2 quando l’utenza è straniera). Ma sui posti di scuola primaria, pur essendo disponibili in organico di diritto, ogni anno scolastico, non vengono mai trasferiti docenti di ruolo, dei titolari di cattedra?? Ogni anno quei posti, identificati con la sigla”QN”,che appartengono, di diritto, ai ctp vengono assegnati a docenti assolutamente impreparati  non solo nel lifelong learning (apprendimento permanente), ma nel settore dell’italiano come lingua seconda e dell’intercultura(oramai i ctp si configurano come quei siti di accoglienza dell’utenza non autoctona,nei quali promuovere l’integrazione linguistica,sociale e culturale delle molteplici etnie) .Questo "enigma" credo proprio che debba essere risolto!! Gentilissimi Colleghi, io ho inviato diverse segnalazioni all’ex responsabile della formazione del personale docente, il Dott. Piscitelli, al Sottosegratario Toccafondi, al Dott. Tucci, al Dott. Amelio e all'ex Capo Dipartimento, la Dott.ssa Stellacci (la quale mi aveva promesso che avrebbe sottoposto la questione agli Uffici competenti) alla Dott.ssa Palumbo, attuale responsabile della Direzione Generale per l’Istruzione e la Formazione Tecnica Superiore e per i Rapporti Formativi delle Regioni”, all’ex Ministra Carrozza e a quella attuale!! Dunque, se, come sostiene il grande Preside ORAZIO COLOSIO (cultore della disciplina “Educazione degli Adulti”, Coordinatore di una rete di CTP, consulente esterno nel tavolo tecnico IdA per la creazione dei CPIA), non serve un titolo di specializzazione per insegnare nelle carceri,allora il MIUR dovrebbe diramare in tempi celeri una CIRCOLARE ESPLICATIVA AGLI UFFICI SCOLASTICI TERRITORIALI nella quale si dica che nell'organico dei CPIA sono compresi anche i posti di scuola primaria attivati nelle carceri,perchè non mi sembra giusto che un docente con laurea ed abilitazione all'insegnamento(per.es. la A/043) può diventare titolare di cattedra negli istituti di pena ed un docente docente di scuola primaria che possiede il titolo di accesso(diploma magistrale o laurea) con relativa abilitazione non può acquisire la titolarità sui posti di scuola primaria attivati negli istituti di pena. Ma noi della primaria chi siamo figli di un Dio minore???? Eppure io oltre ad una laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione ed in Pedagogia ho conseguito una  specializzazione in Pedagogia Interculturale, un perfezionamento nell'insegnamento della lingua italiana come lingua seconda,nell’insegnamento della lingua italiana a studenti arabofoni e nel language testing!!!!! Ho persino pubblicato un testo sull'approccio autobiografico nel contesto detentivo, sono stato coinvolto, anche in questa occasione con una pubblicazione sulla mia esperienza didattica maturata nel carcere giudiziario di Trani, nel report ufficiale di tutti i PRAP d'Italia! Ho meritato anche un plauso scritto dal Preside per il laboratorio giornalistico dal titolo ”Il cammino”!!  Questa "barzelletta" del ruolo speciale noi docenti la stiamo ascoltando da diversi anni!!! Il DPR n°263 del 29 ottobre 2012 ridisegna l'architettura dell'IdA, ma se gli attori di tale riforma non sono motivati e preparati (non specializzati) questa struttura potrebbe crollare!! Vi ringrazio vivamente per la vostra ingente disponibilità, professionalità e serietà. Non mi rimane che andare in qualche programma per raccontare questa "STORIA INFINITA" che ha il sapore di un sogno irrealizzabile reso tale da una classe dirigenziale che conosce, forse, solo la teoresi e non la prassi didattica nei contesti IdA.
Cordialmente f.to Giovanni Di Pinto"

giovedì 10 aprile 2014

ROMA: PUBBLICATE LE LINEE GUIDA DEI CPIA

Il MIUR ha pubblicato le Linee Guida per i CPIA, che dovrebbero definire il passaggio al nuovo ordinamento dell’istruzione degli adulti, così come previsto nell’art. 11, comma 10 del D.P.R. 29 ottobre 2012, n. 263.
Le Linee Guida sono state redatte sulla base delle proposte elaborate dal Gruppo Tecnico Nazionale per l’Istruzione degli Adulti istituito con decreto dipartimentale 5 marzo 2013, n. 6 e successive integrazioni e modifiche. Il gruppo, coordinato dal Direttore della Fondazione CENSIS, ha visto la partecipazione di esperti designati da IX commissione della conferenza delle Regioni, ANCI, UPI, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Organizzazioni Sindacali del Comparto Scuola, INDIRE, INVALSI, ISFOL, nonché da esperti provenienti dalle istituzioni scolastiche.
A breve, il Comitato per la difesa e la promozione delle Scuole Serali pubblicherà le proprie considerazioni e osservazioni sul dispositivo che qui di seguito viene allegato.
Per leggere le Linee Guida è sufficiente cliccare sul seguente link:
Linee Guida CPIA 2014 (file in formato .pdf)

giovedì 21 novembre 2013

CORSI SERALI, CPIA E LA DERIVA BUROCRATICO-CENTRALISTA DELL’IDA

di Domenico Piperis*


Dopo cinque mesi dall’approvazione in Consiglio dei Ministri del Regolamento sui CPIA (D.P.R. 29.10.2012 n. 263 del 4 ottobre 2012) che, come è noto, ha ridisegnato al ribasso l’offerta formativa per l’istruzione degli adulti nel nostro Paese, il MIUR, con Decreto Interdipartimentale del 5 marzo u.s., mise in piedi un’équipe col nome di “Gruppo Tecnico IDA” (“GTI”) per affidargli l’incarico specifico di redigere le Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento.
Tale incarico, che risulta a dire il vero eccezionale poiché non menzionato in alcun luogo dello già citato D.P.R. n.263/12, evidenzia l’impasse in cui il MIUR si è ritrovato per non aver pubblicato da sé quelle Linee in tempo utile, nel corrente anno scolastico, per avviare i nove progetti assistiti di CPIA (costituiti sperimentalmente con Nota prot. n. 1231 del 19 settembre 2013 in Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia), e per applicare il Regolamento alle prime quattro classi dei Corsi serali di scuola secondaria superiore (di fatto, ciò sta avvenendo senza modificare i quadri orari previgenti, ma solo adattando i programmi alla riforma del 2° ciclo).
A fronte di ciò, la nomina del GTI appare per quello che è realmente: un disperato tentativo di presentare le Linee guida almeno prima della data fissata per la cessazione dei CTP e Corsi serali del previgente ordinamento (prevista il 31 agosto 2015).
Il tutto sembra rivelarsi paradossale: i CPIA che avrebbero dovuto essere avviati, in via sperimentale, dopo la pubblicazione delle Linee guida, sono stati avviati prima di essa e, quindi, in realtà non con lo scopo di valutarne l’efficacia e l’efficienza operativa, ma solo per cercare di fornire al GTI un qualche dato contingente da cui prendere spunto ( o, piuttosto, forse, vera ispirazione) per cominciare ad abbozzare quelle Linee. Così facendo, nulla si potrà dire di serio sui risultati conseguiti dai CPIA, avendo essi lavorato senza basarsi su direttive scritte (un vero e proprio “procedere a vista”), ma né, tantomeno, sul lavoro del GTI che si limiterà ad elaborare un mero documento descrittivo dell’attività svolta dai CPIA.
Si tratta senz’altro di un così bel pasticcio tale da farci intuire quanto difficoltoso sia porvi rimedio, infatti non è un caso che non si sappia ancora nulla sull’avanzamento dei lavori del GTI (e soprattutto sul come essi stiano procedendo), e che gli stessi CPIA già stiano mostrando preoccupanti segni di immobilismo.
Non è inutile, pertanto, provare a individuare le ragioni di fondo di questo “pasticcio”: esse sembrano radicarsi nella decisione presa dal legislatore di creare un CPIA, a mio avviso, burocratico e centralistico, cioè un CPIA più simile a un’azienda (e, per di più, a costo zero) che a una scuola autonoma, con vocazione anzitutto burocratica (basti vedere il controllo degli organici che esso eserciterà) che pedagogica. Pensare che il CPIA sia stato concepito come una rigida organizzazione gerarchica trova riscontro nel documento del MIUR, “10 passi verso i CPIA”, laddove quest’ultimo sembra essere caratterizzato proprio in tal modo, come risulta a pag. 9 dalla slide n. 3. Qui, il CPIA è delineato a mo’ di accampamento militare romano (castrum), avente al centro la sede "principale" (il livello amministrativo) circondata dalle sedi didattiche (il livello operativo) che, a loro volta, sono circondate dalle sedi territoriali (il livello formativo). Siffatto sistema viene spacciato per ciò che in realtà non è, e cioè è presentato come una “rete” di scuole, in cui a queste ultime però non è dato rivestire il ruolo essenziale che nell’ambito dell’IDA assolutamente loro spetta, e così si ritrovano ridotte ad essere generiche sedi didattiche o "punti di erogazione" del servizio (per intenderci, metaforicamente, come fossero indistinti distributori di carburante), e tale ruolo si è deciso di farlo passare in mano alle sedi territoriali (quindi a tutti, ma proprio tutti, i soggetti pubblici e privati che in qualche modo hanno a che fare con la formazione degli adulti), che assurgono a veri promotori dell’IDA, reputati capaci di stimolare, calamitare e orientare gli adulti nell’esercizio del loro diritto allo studio.
Queste, quindi, le ragioni individuabili a monte del “pasticcio-CPIA”. Proviamo ora a considerare le ragioni che ci sono a valle, in quanto da non sottovalutare affatto perché allo stesso modo di quelle si rivelano minacciose, come mostrato di seguito:
  1. la sovrapposizione di competenze nei percorsi di I livello (primo e secondo periodo) tra CPIA e Corsi serali
  2. la possibile sovrapposizione di competenze nei percorsi di II Livello tra CPIA e Corsi serali
  3. la didattica per livelli nei percorsi di II livello
  4. il problema dell’organico di diritto nelle scuole secondarie di II Grado sedi di Corsi serali
  5. la riduzione dei quadri orari dei percorsi di II livello al 70% dei corrispondenti percorsi del diurno, che va a “tagliare” la qualità dei corsi e il personale docente
In merito al primo punto in elenco, mi preme sottolineare l’irrazionalità della norma di legge che attribuisce ai CPIA la competenza sugli insegnamenti generali afferenti ai due periodi del I Livello, dopo averla sottratta ai Corsi serali che invece da sempre ne erano detentori nei percorsi del 1° e 2° anno di studi. La proposta ha un’intrinseca vocazione anti-didattica perché costringerà gli studenti ad un’estenuante pendolarismo da una “sede didattica” di un CTP (per gli insegnamenti generali) a un’altra di un Corso serale (per gli insegnamenti tecnico-scientifici), ma anche perché calpesta il principio dell’unitarietà dell’azione didattica, fondandosi essa sulla valutazione costante e collegiale dei feedbacks provenienti dagli studenti, e sulla cooperazione dei docenti per raggiungere gli obiettivi didattici comuni. Penso che tale scelta sia stata fatta dal legislatore soprattutto al fine di rendere meno traumatico e drastico il taglio degli organici dei CTP che confluiranno nei CPIA.
Nel secondo punto, vi esterno quella che è la mia personale supposizione sul come la situazione attuale ben presto potrebbe evolvere, ossia la supposizione di un aggravamento delle problematiche delineate al primo punto, legato alla possibilità che possa venire attribuita ai CPIA anche la competenza sugli insegnamenti generali del 1° periodo del II Livello, essendo già stata loro accordata quella sui similari insegnamenti del I livello (Vedi primo punto). Parlo, quindi, di un possibile rischio, in quanto se è vero che una siffatta ibridazione di competenze non è contemplata dal Regolamento, è anche vero che è tradizione del nostro Paese porre in essere il classico assalto alla “diligenza” (alias Linee guida) al fine di inserire disposizioni ad hoc che soffochino o, comunque nel migliore dei casi, circoscrivano ancor più l’autonomia dei Corsi serali, autonomia che il legislatore, grazie ai combinati disposti dell’ art. 3 comma 4 e dell’art. 4 comma 6 del Regolamento, ha voluto invece salvaguardare “incardinandoli” nei rispettivi Istituti.
I più scettici penseranno che questa mia supposizione sia soltanto una grossolana esagerazione per il sol fatto che il Regolamento non è più emendabile, ma in realtà è proprio con questo loro modo di pensare che si arriva a trascurare il pericolo rappresentato dall’insorgenza di manovre atte a svuotare la portata dell’incardinamento, a metterlo in discussione, in quanto attualmente unica roccaforte grazie a cui i Corsi serali possono sperare di continuare a operare in autonomia. Insomma, penso non sia affatto un errore credere in una tale sup-posizione, perché, tra l’altro, assistiamo all’inesausto accanimento contro questo punto del Regolamento da parte dei fautori dei CPIA, che ne parlano con disappunto reputandolo il frutto della “miopia del legislatore”, ossia l’unico responsabile dell’infrangersi di ciò che per loro sarebbe stata una grande occasione, l’occasione di unificazione, ecc. ecc. e a quale scopo dicono ciò? Facile, immaginarlo: essi auspicano che il GTI gli faccia giustizia ripristinando, a loro dire, una delle “idee più innovative” del comma 632 della Legge 296/2006, disattesa nell’ultima versione del Regolamento. Ho il sospetto che a costoro, più della micidiale riduzione di organico che, a regime, colpirà CTP e Corsi serali del “vecchio ordinamento”, spaventi l’immutata autonomia dei Corsi serali. Per questo i Corsi serali devono continuare a vigilare attentamente sui lavori del GTI, e cioè per tenere quanto più lontano il pericolo di passare dal loro’"incardinamento" nelle scuole d’origine al loro "incatenamento" ai CPIA.
La ragione inerente al terzo punto richiama una questione anch’essa molto delicata poiché, come sa soprattutto chi insegna nel triennio dei Corsi serali, non è affatto facile organizzare la didattica per livelli in presenza di studenti con crediti formativi (formali, informali e non formali) e/o debiti formativi da recuperare in itinere.
<<Quanti gruppi di livello è giusto formare? Come dovrebbe essere modificato il quadro orario per rispondere a tutte le esigenze di una didattica per livelli (concepita come superamento della didattica per classi)?>>. Veri e propri dilemmi questi, domande di non facile risposta, e intanto mentre noi ci prepariamo a porcele (nello scongiurato più atroce dei casi), aspettando che un qualche “lume” si faccia intravedere nel “buio” delle sperimentazioni in atto, il GTI farebbe bene a guardare all’esperienza più che ventennale dei Corsi serali Progetto “Sirio e “Aliforti”, per scoprire, alla fine, che non è il variabile e indistinto “gruppo di livello” ma lo stabile e definito “gruppo classe” a porre le premesse per una frequenza efficace dell’adulto poiché è in esso che egli si identifica e si relaziona.
Se le questioni già evidenziate sono spinose, altresì quella posta al quarto punto non è da meno. Infatti, che ne sarà degli organici dei Corsi serali quando questi ultimi, il 31 agosto 2015, cesseranno? E i codici meccanografici che adesso li individuano, che fine faranno, cesseranno anche loro? E, ancora, ipotizzando che ciò diverrà realtà, nell’istituto sede di Corsi serali, l’organico docente diventerà unico nello stesso modo in cui è unico, tanto per intenderci, l’organico del personale ATA? Se la risposta fosse affermativa, e, a mio parere, non potrebbe non esserlo se si vuole dare un valore pratico al concetto d’"incardinamento" - in quanto pensato appositamente per arginare la coatta dispersione delle risorse umane qualificate operanti nei Corsi serali- , sarà necessario approvare una norma che garantisca la precedenza di tale personale nell’IDA. Se, invece, la risposta fosse negativa, niente potrà impedire il lento ma inesorabile depauperamento delle risorse umane dei Corsi serali, quale miglior presagio del loro declino totale.
Infine, il caso richiamato nel quinto punto è correlato col quarto: la riduzione, operata dalla riforma, del quadro orario dalle 28 ore attuali alle 22-23 ore settimanali, comporterà inevitabilmente un taglio degli organici del 30% e una riduzione della qualità dell’offerta formativa. La soluzione da innescare al fine di placare tale “sete riduttiva” sarebbe da ricercarsi nella creazione dell’organico unico d’Istituto o, meglio ancora, dell’organico funzionale del corso serale, che stabilizzerebbe le risorse umane specializzate e, così, assicurerebbe l’ampliamento dell’offerta formativa.
È facile presagire, a fronte di tutto questo, che le Linee guida diventeranno il nuovo terreno di scontro tra le due diverse concezioni di scuola serale: quella “formativa” da una parte, e quella “formalista” dall’altra.
Alla fine, i CPIA saranno sicuramente una realtà con la quale si dovrà coesistere, un tipo di coesistenza questa che, per quanto mi riguarda, avrà solo lo scopo di prevenirne i danni e, nel caso quest’ultimi fossero inevitabili, di limitarne almeno l’importanza, come si fa con le catastrofi annunciate per tentare di porvi parzialmente rimedio.


*Domenico Piperis è docente del Corso Serale SIRIO dell'ITIS "G. Marconi" di Bari

Articolo già pubblicato sulla rivista online Orizzonte Scuola