giovedì 10 dicembre 2009

BARI: IL COORDINAMENTO ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

Il Coordinamento nazionale per la difesa e la promozione della Scuola Serale Pubblica aderisce allo sciopero del personale della Scuola, indetto dalla CGIL, previsto per venerdì 11 dicembre p.v.

giovedì 19 novembre 2009

BARI: IL COORDINAMENTO PUBBLICA LA BOZZA DEL REGOLAMENTO DEI CPIA REDATTA DAL MIUR

Il Coordinamento per la difesa e la promozione delle Scuole Serali Pubbliche pubblica la seconda bozza dello schema di regolamento per l'organizzazione dei centri d'istruzione per gli adulti CPIA redatta dal MIUR, e presentata nella Conferenza Unificata del 16 ottobre 2009.
I lettori potranno notare che la sostanza della precedente bozza di regolamento non è cambiata, e che viene ribadita a più riprese la volontà di effettuare tagli indiscriminati con la conseguente dequalificazione delle Scuole Serali Pubbliche.
La Direzione del Coordinamento.

Per scaricare il documento in f.to PDF composto da n. 12 pagine cliccare sul seguente link:
bozza schema regolamento CPIA 11/09/2009 MIUR

domenica 6 settembre 2009

Un “appello” ai sindacati di “massa…cro”

a cura di Domenico Piperis, membro della direzione del coordinamento nazionale per la difesa e la promozione delle scuole serali pubbliche
La degenerazione/involuzione dei “sindacati di massa” in “sindacati di massacro” è ormai avvenuta: essi non sono più in grado di sostenere e difendere i lavoratori giacché quest’ultimi sono sempre più “massacrati” dai cattivi provvedimenti governativi.
Così, anche se è amaro ammetterlo, i sindacati non possono più proclamarsi rappresentanti della “massa lavoratrice” ma solamente di “gente massacrata” della quale il massacro non solo non ha impedito ma anche indifferentemente permesso.
Per capire di cosa sto parlando basta citare i seguenti dati: 42500 insegnanti e 15000 ATA in meno in un solo anno; migliaia di cattedre in meno nei Tecnici e Professionali a causa delle recenti “riforme”; forte riduzione degli organici delle Scuole serali per la riforma dei CPIA (centri permanenti di istruzione degli adulti); aumento nella scuola superiore degli alunni per classe da 21,8 a 22,1 e in quelle dell'infanzia a 24 bambini per classe; classi con più di trenta alunni e/o con più di un alunno disabile.
Tutto questo è davvero un disastro.
Siamo pienamente legittimati a chiederci perché proprio in Italia sta accadendo tutto questo nonostante in essa si sia sempre potuto contare su un sindacalismo storico di grande potenzialità, attivismo e di presenza capillare nella società?
La storia ci insegna che i sindacati per portare avanti le istanze dei lavoratori avevano un arma formidabile e di grande valore democratico: lo sciopero.
Allora, perché lo sciopero generale del 30 ottobre u.s. (indetto congiuntamente da Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti), a cui pure aveva aderito la maggior parte del personale scolastico, non ha impedito il suddetto “massacro”?
E ancora, perché questo governo si dimostra così refrattario agli scioperi? Perché tanta arroganza del potere (tanto che il ministro Renato Brunetta può, senza minimamente scomporsi, affermare: «I nostri insegnanti lavorano poco, quasi mai sono aggiornati e in maggioranza non sono neppure entrati per concorso ma grazie a sanatorie. E poi 1.300 euro sono comunque due milioni e mezzo di vecchie lire, oggi l’insegnamento è part-time e come tale è ben pagato»)?
La risposta è semplice: lo sciopero non fa più paura a nessuno perché è considerato non il principio di una lunga e metodica serie di azioni di lotta, ma semplicemente l’epilogo di un’analoga serie di MINACCE SINDACALI fine a se stesse.
A cosa serve allora, ai sindacati, proclamare uno sciopero generale se poi quest’ultimo non raggiunge gli obiettivi prefissati?
Serve per controllare la protesta affinché questa non sfugga loro di mano e non “degeneri”. In questo senso lo sciopero è utilizzato più come uno spauracchio che come una prassi irrinunciabile di lotta sindacale.
Quindi, un sindacato che ritiene lo sciopero una “routine”, che chiama i lavoratori che adottano forme di lotta sindacale incisive “recordman della conflittualità sindacale”, che considera i cittadini “ostaggi” di coloro che esercitano il sacrosanto diritto democratico di sciopero, che privilegia l’azione sindacale partecipativa a quella conflittuale, non è affatto credibile.
Perciò le recenti azioni di lotta spontanee intraprese dai docenti precari (a Trapani e a Salerno un gruppo di precari ha occupato la sede dell'Ufficio scolastico provinciale; a Venezia si è svolto un sit-in di protesta, proteste a Caserta e Benevento, ecc.) sono lo svelamento dell’inutilità del sindacato odierno.
Per tutti questi lavoratori scioperanti, il tempo dell’illusione è finito: più nessuno crede ancora di far parte di un sindacato capace di difenderli dalle insidie governative.
Se da una parte i sindacati fanno di tutto affinché i lavoratori non ricomincino a considerare lo sciopero come l’arma più efficace per far loro recuperare la forza contrattuale perduta, dall’altra i lavoratori fanno di tutto per dimostrare di essere disposti ad azioni di lotta sempre più incisive.
Fino a quando il sindacato non prenderà coscienza di questa propensione (ed è già assurdo che debba essere il sindacato a prendere coscienza…) e non la finirà con la politica di collateralismo con il potere (che nei fatti ne avvalla le scelte, limitandosi, se può, solo a contenerne la portata devastatrice), la scuola pubblica non potrà risollevarsi.
Che il sindacato riprenda ad essere quello che era storicamente, altrimenti, la smetta di vivere di rendita cioè di continuare a fregiarsi di un titolo quale “sindacato storico” che oggi non merita senza riconfermarne le grandi imprese che, a fianco dei lavoratori, esso ha condotto e ha vinto nel tempo.
Organizzazioni vuote, come queste odierne, di obiettivi e promesse da mantenere non servono a nessuno.
Domenico Piperis

giovedì 27 agosto 2009

BARI: LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, ON. MARIASTELLA GELMINI, E AL MINISTRO DEL LAVORO, SEN. MAURIZIO SACCONI





Bari, 24 luglio 2009

Gentile Signora Ministro della Pubblica Istruzione onorevole Mariastella Gelmini,
Gentile Signor Ministro del Lavoro, della Salute, delle Politiche Sociali, senatore Maurizio Sacconi,


ci stupisce ancora una volta leggere di iniziative, varate dal Governo che Voi Signori Ministri rappresentate, intraprese per far fronte alla crisi economica soprattutto di quelle persone in difficoltà che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro o che lo hanno già perso, ed apprendere, poi, che nei fatti le Scuole Serali pubbliche, Istituzioni già strutturate su tutto il territorio nazionale e preposte a svolgere azioni per la crescita umana e professionale di chi le frequenta, oggi più che mai vengono ferite a morte. Ci dispiace dirlo, ma fino ad ora nessuno si è davvero sprecato a ricordare il ruolo svolto dalle Scuole Serali pubbliche nella nostra cara Italia. Forse perché questa Istituzione incarna quella Società poco conosciuta, civile, silenziosa, laboriosa, di minoranza, che spesso ha perso e perde, ma non per questo deve essere "cassata" senza il diritto di essere ascoltata, senza un minimo di dibattito o confronto pubblico. Essa rappresenta un organismo molto complesso, non identificabile con gli stereotipi di Scuola su cui ricade tutto il dibattito e l'attenzione mediatica. Nonostante tutto, ed alla luce delle ultime decisioni governative, le deboli speranze di sopravvivenza di questo complesso organismo hanno convinto oltre tremila cittadini italiani a sottoscrivere un appello - manifesto per la difesa e la promozione delle Scuole Serali pubbliche, appello a cui non è stato corrisposto fino ad oggi nessun riscontro, almeno da parte del Ministro Mariastella Gelmini. Ci chiediamo, e Vi chiediamo: ma davvero le Scuole Serali, nella presente crisi, non rappresentano una interessante occasione di spunto per rilanciare un corposo programma di welfare to work? Alla luce della situazione reale, noi riteniamo che il tema della Scuola Serale sia importante soprattutto per creare sinergie fra il Governo, le imprese, i lavoratori in difficoltà e i disoccupati. L'esigenza di una azione di potenziamento, di rafforzamento e di promozione dell'educazione e dell'istruzione in tutto l'arco della vita, e a tutti i livelli, appare imposta dalla natura stessa dei problemi socio-economici del nostro tempo e che debbono essere affrontati con determinazione. Problemi che, per i fenomeni ai quali si riferiscono (riqualificazione professionale, disagio sociale, integrazione multiculturale) e per le loro implicazioni sul piano culturale ed economico, non hanno confini e debordano anche dal quadro nazionale. Non occorre ricordarVi che gli effetti laceranti degli squilibri generati dalla perdita del lavoro e dal desiderio di costruire un futuro migliore, tendono a diffondersi attraverso una catena di reazioni sociali in vaste aree metropolitane, come è testimoniato, ad esempio, dalla maggior parte di chi frequenta la Scuola Serale pubblica di secondo grado, che spesso proviene dai comparti industriali e dal terziario in crisi. Sarebbe bello se il Governo che Voi Signori Ministri rappresentate, riuscisse ad avviare azioni sinergiche, anziché “lisergiche”, con un programma orientato al welfare to work che mettesse al centro del dibattito il tema dell'educazione degli adulti e dell'educazione permanente. Siamo convinti che un siffatto programma coinvolgerebbe ed appassionerebbe migliaia di lavoratori, disoccupati, extracomunitari, donne in difficoltà, pensionate e pensionati, che, se potessero scegliere in una ampia e plurale offerta formativa, sceglierebbero il percorso di crescita, di riscatto e/o di riqualificazione, che più si confà alle loro peculiarità, alle loro aspettative. Noi siamo convinti e uniti nel ritenere che attraverso la Scuola Serale pubblica, ricca, plurale e diversa così com'è nei suoi indirizzi di studio e nelle diverse specificità, si possano restituire buone speranze per un futuro migliore a migliaia di cittadini in difficoltà. Siamo, altresì, sicuri che le norme emanate recentemente impediranno il diritto allo studio a quelle persone che, per necessità, pur avendo già un titolo di studio dovranno riqualificarsi, e conseguire nuove specializzazioni di studio. Pertanto intravediamo negli ultimi disposti legislativi in materia di Scuole Serali un vero e proprio "corto circuito dell'esistente" che non consentirà la realizzazione di una incisiva politica che possa neutralizzare e contrastare il disagio e le disparità sociali. Riteniamo, e abbiamo buone ragioni da spendere, che le azioni di welfare to work incardinate intorno all'EDA, possano essere importanti leve per interventi in profondità, strutturali, se tengono conto del presente, di quanto è già radicato sul territorio, di quanto appartiene al nostro vissuto, di quanto è stato conquista civile come la Scuola Serale. In attesa che la fine dell'inizio evolva in un drammatico inizio della fine, noi continueremo ad interrogarci sulle ragioni del perché la Scuola Serale pubblica debba essere ridotta ad un mero centro in cui saranno certificate delle competenze. Queste sono, tutto sommato, alcune riflessioni e inquietudini di chi, almeno fino all'ultimo istante, spera in un gesto intelligente, nell'impossibile.

spes contra spem

prof. Nazzareno Corigliano
Presidente del Coordinamento Nazionale per la Difesa e la Promozione
delle Scuole Serali Pubbliche

clicca quì per scaricare il testo in formato chiuso .pdf

lunedì 27 luglio 2009

BARI: LA DIREZIONE DEL COORDINAMENTO ESPRIME ALCUNE CRITICHE IN MERITO AL REGOLAMENTO PER L'ASSETTO ORGANIZZATIVO DEI CPIA

La Direzione del Coordinamento è concorde nel ritenere che il regolamento recante norme generali concernenti la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri Provinciali d’Istruzione per gli Adulti (CPIA), nella versione approvata, il 09/06/2009, in prima lettura dal Consiglio dei Ministri in carica, mentre precisa e dettaglia alcuni aspetti che venivano ignorati, sottaciuti o trattati fumosamente nei precedenti documenti, appare, tuttavia, ancora lacunoso e lascia fortemente perplessi su alcuni punti tanto da indurre grosse preoccupazioni sulla validità delle scelte proposte con particolare riferimento agli obiettivi di vera qualità che, a parole, si dice di voler perseguire.
Per questo invita alla lettura ed alla riflessione del documento integrale di critica a tale regolamento, che è possibile scaricare dal seguente link:

APPUNTI CRITICI AL REGOLAMENTO PER L’ASSETTO ORGANIZZATIVO DEI CPIA (f.to .pdf 104 KB 4 pagine)

sabato 23 maggio 2009

CARI SINDACATI, DA CHE PARTE STATE !?

di Nazzareno Corigliano

A scorrere gli ultimi post del nostro blog, appare evidente la storia di questo ultimo periodo a proposito del riordino delle scuole serali e dei costituendi CPIA.
Abbiamo sofferto la forte preoccupazione che ci potesse essere una partenza in assoluta mancanza di qualsiasi norma, regolamento o piano di attuazione, ciò che avrebbe portato il sistema dell’Istruzione degli Adulti, con un salto nel buio, al sicuro collasso.
Abbiamo, pure temuto, che tale conclusione potesse essere addirittura auspicata da chi intende liquidare il servizio offerto dalle scuole serali pubbliche.
Abbiamo cercato in tutti i modi di diffondere le nostre preoccupazioni e le nostre ragioni, a vari livelli, cercando interlocutori istituzionali nazionali e locali, esponenti politici, rappresentanti del mondo della scuola e, soprattutto, dei sindacati.
Abbiamo infine salutato come buona notizia l’esito dell’incontro tra ministero e sindacati del 21 aprile scorso e della conseguente nota MIUR prot. 1033 del 22 aprile che, con la seguente frase:...considerato che l’assetto organizzativo-didattico e gestionale dei Centri provinciali per l’ istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, sono parte integrante dell’intero impianto dell’ istruzione secondaria di II grado e che il funzionamento e la disciplina di tali organismi sono da recepire nell’apposito Regolamento, si ritiene opportuno rinviarne l’attivazione al citato anno scolastico 2010/2011...rinviava di un anno l’attuazione dei CPIA lasciando quindi il tempo e lo spazio alla riflessione e soprattutto all’ORGANIZZAZIONE; al punto da farci credere in un ritrovato buonsenso e nel trionfo della ragione.
Ma, il 14 maggio scorso, viene pubblicato un comunicato unitario da parte di Flc-CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola (che potrete leggere integralmente con il seguente link:
http://www.uil.it/uilscuola/web/notizie/notizie_2009/ida_unitario_140509.pdf
con osservazioni e proposte riferite al documento di base oggetto, appunto, della discussione nella riunione del 21 aprile. In tale documento, come si nota scritto in PERFETTO INCOMPRENSIBILE SINDACALESE con la solita tecnica del dire, non dire o stra-dire al solo scopo di mostrare al lettore la “difficoltà della materia” e l’insostituibile funzione risolutrice dei sindacalisti intelligenti, l’unica frase “incomprensibilmente” chiara è “l’espressa richiesta di revoca della nota MIUR del 22 aprile” allo scopo di buttarsi a capo fitto (o forze a rotta di collo!?) nella sperimentazione dei CPIA fin dal prossimo anno scolastico. Come a dire: "bando alle cautele ed alle riflessioni, sbrighiamoci e gettiamo quanto prima nel caos la scuola serale pubblica".
A questo punto Vi poniamo tre domande le cui risposte riteniamo cruciali per la vita democratica di questo Paese; la prima riguardo la strategia: CARI SINDACATI, DA CHE PARTE STATE? La seconda riguardo l’identità: CARI SINDACATI CHI SIETE O CHI SIETE DIVENTATI? E la terza riguardo la rappresentanza: CARI SINDACATI CHI RAPPRESENTATE?
Fin dall’inizio, di questa battaglia contro chi, per becere logiche contabili e a colpi di leggi finanziarie, voleva porre la parola fine al nostro rispettabile LAVORO e al servizio insostituibile offerto ai cittadini più deboli, avevamo fortemente criticato l’operato del sindacato giudicandolo del tutto insufficiente sia per la mancata, ancorché doverosa, informativa ai lavoratori, sia per le proposte per niente qualificanti e sulle quali mai era stata richiesta la giusta condivisione agli stessi lavoratori. Poi, una volta costituiti in comitato, avevamo cercato il dialogo partecipando a varie assemblee sindacali e, soprattutto la CGIL (di cui avevamo pur apprezzato alcuni positivi ripensamenti sulle posizioni precedentemente espresse) aveva promesso, senza mai attuare, incontri chiarificatori sul tema.
Ma ora non sappiamo più quali interessi Essi difendano. Non capiamo quali giochi intendano giocare sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini. Non ci sentiamo più rappresentati da chi pretende di parlare a nome e per conto di lavoratori che non conosce e non incontra. Non accettiamo la formulazione di proposte pericolose in tema di riordino delle scuole serali da parte di chi, palesemente, dimostra reale impreparazione sul tema.
A questi sindacati noi chiediamo, ancora una volta, un cambiamento di rotta e di comportamento verso i Lavoratori che dicono di voler difendere. In mancanza di segnali positivi saremo pronti a ritirare le deleghe di rappresentanza che, con fiducia e convinzione, abbiamo Loro concesso.
A questo Governo siamo costretti a chiedere (e non ci saremmo mai sognati di doverlo fare) di ignorare, ancora una volta, la richiesta sindacale.

venerdì 1 maggio 2009

BUONE NUOVE!

Come potrete leggere sul sito della UIL-scuola al seguente link:

http://www.uil.it/uilscuola/web/notizie/notizie_2009/220409b.htm

dopo l'incontro del 21 aprile scorso, pare si sia deciso di concedere spazio al dialogo e ad eventuali ricosiderazioni prima di porre in atto lo scempio dei CPIA, ormai saltato all'anno scolastico 2010-2011.

Noi continueremo fino all'ultimo la difesa ad oltranza della SCUOLA SERALE PUBBLICA!